Depressione, uno studio individua la fede come fattore di resilienza

Giovedì 8 Novembre 2018
Città del Vaticano - I sintomi depressivi come la perdita di interesse, la sensazione di inutilità diventano significativamente meno frequenti nei pazienti che manifestano un forte attaccamento al sacro, coltivando atteggiamenti e comportamenti di tipo religioso o spirituale come la speranza, la generosità, la collaborazione o amicizia con Dio o con il trascendente. E' quanto è emerso in una ricerca effettuata dall'ospedale Fatebenefratelli di Brescia durante una giornata di formazione dal titolo Neuroscienze, psichiatria e spiritualità.

Le relatrici dello studio Magda V. Yepes M. e Arianna Acquati hanno illustrato i primi risultati delle loro analisi su alcuni casi di pazienti psichiatrici: «I dati preliminari ottenuti da una popolazione con diversi disturbi psichiatrici -hanno detto -  mostrano una presenza del coping religioso/spirituale, ma non indicano ancora in che modo e se i soggetti utilizzano o non utilizzano strategie o metodi di fronteggiamento e il  motivo per cui li usano. Sarebbe quindi un argomento di ulteriore studio e approfondimento per la prosecuzione di questo studio».

Il coping, hanno spiegato, è l’insieme di quelle strategie o tentativi comportamentali e cognitivi messi in atto da un individuo per far fronte ad una particolare condizione percepita come stressante con lo scopo di superarla, di evitare l’esposizione ad essa o di ridurne gli eventuali svantaggi.  Nelle conclusioni, Magda V. Yepes M. ha citato il ruolo della religiosità e della spiritualità nella malattia che oltre ad avere un ruolo protettivo, di supporto sociale è un fattore di resilienza in relazione alla salute  mentale. 




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