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Covid, Garattini: «Rispettiamo le regole o ci sarà di nuovo il lockdown»

Mercoledì 24 Febbraio 2021
Covid, il farmacologo Garattini: «Rispettiamo le regole o ci sarà di nuovo il lockdown»

Si rispettino le regole o torniamo al lockdown: è questo l'avvertimento lanciato al governo dall'Istituto Mario Negri di Milano. «Il Governo sia chiaro - ha detto il presidente dell’Istituto Silvio Garattini - e faccia capire alla gente che se non si osservano le regole avremo un altro lockdown. Dobbiamo rendere tutti partecipi di questo problema, o si sta attenti o si chiude di nuovo», così Garattini. Ospite di Timeline, in onda su Sky Tg24, Garattini ha dichiarato infatti che: «Esiste molta diffusione di questo virus (il Covid ndr.), la cosa più importante che dobbiamo fare e che la popolazione in generale non sta facendo e prendere le precauzioni con la mascherina, mantenere la distanza. Se non si fa questo continueremo ad avere problemi dovremo di nuovo chiudere tutto perché sarà così diffuso che non basterà chiudere solo alcuni paesi o luoghi», queste le sue parole.

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I ritardi della campagna vaccinale

Sul mancato arrivo di una parte delle dosi Garattini ha spiegato che «il pasticcio lo ha fatto AstraZeneca, perché ha detto in prima istanza che il vaccino era attivo per il 60%. Dopo - ha ricordato il farmacologo - ci sono stati altri dati che hanno confermato la sua efficacia. Il ritardo esiste perché nel piano di vaccinazione del 2020 i primi 40 milioni di dosi dovevano arrivare nei primi due trimestri. Oggi se arriveranno, ma già annunciato dei ritardi, arriveranno il secondo e il terzo trimestre. Questa è quindi una situazione che non ci permette di fare tutto quello che vorremmo fare» ha dichiarato Garattini a Sky Tg 24.

 

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Garattini ha poi escluso la possibilità di poter scegliere quale vaccino fare, mentre sulla somministrazione di una sola dose ha affermato: «È sempre meglio fare qualcosa che niente». Del resto l'Italia, ha ricordato il presidente dell'Istituto Mario Negri, si sta «riducendo ad una situazione che è molto diversa da tutti gli altri Paesi. In Israele hanno vaccinato quasi il 90%, in Serbia il 12%, in Inghilterra il 20%. Dobbiamo ammettere come ha fatto la presidente dell’Ue Von der Leyen, che abbiamo fatto degli errori. Siamo in grave ritardo rispetto a quello che avremmo potuto fare se avessimo prenotato in tempo le dosi necessari. Gli altri le dosi le hanno e noi no, questo è il vero problema», così Garattini.

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La strategia

«Il problema è sempre non averci pensato prima - ha proseguito il farmacologo - Sapevamo fin da marzo che ci sarebbe stata in ballo la scoperta e la produzione dei vaccini però non abbiamo fato niente. Come invece hanno fatto altri paesi che hanno attivato dei loro centri per la produzione». Infatti «in Germania ne hanno attivati due, in Francia hanno attivato il centro della Sanofi Pasteur per ospitare Pfizer e produrne di più. Noi non l’abbiamo fatto, né abbiamo pensato ad una strategia europea di produzione, e adesso ci troviamo in difficoltà. Secondo me dobbiamo però fare lo sforzo di migliorare le strutture che già esistono o di farne di nuove perché – non ci dobbiamo illudere – questo problema lo avremo per parecchio tempo», ha avvertito Garattini.

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«Quello dei vaccini - ha poi concluso - è un problema molto importante per il quale anche noi dobbiamo cercare di essere autonomi. Se, come accadrà, non riusciremo nei prossimi anni a vaccinare Paesi a basso reddito, avremo varianti che circolano e che possono non essere sensibili ad un determinato vaccino, come AstraZeneca non attivo sulla variante sudafricana. Ci dobbiamo preparare il più velocemente possibile. Di fronte a una tragedia del genere c’è la possibilità di una licenza obbligatoria, usare il brevetto di altri non sarebbe la fine del mondo, ma una cosa dovuta», così Garattini.

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