Covid, Fabrizio Pregliasco: «Il freddo aumenta i rischi, decisivi i prossimi 3 mesi»

Covid, Fabrizio Pregliasco: «Il freddo aumenta i rischi, decisivi i prossimi 3 mesi»
di Graziella Melina
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Venerdì 1 Gennaio 2021, 23:12 - Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio, 14:18

ll freddo e gli sbalzi termici - mette in guardia Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore di Igiene dell’Università degli Studi di Milano - possono causare un forte aumento dei casi dell’epidemia di Covid». La situazione, che è già preoccupante per numero di persone infettate e di morti, nei prossimi mesi potrebbe quindi degenerare. «Tenuto conto di questi nuovi rischi, sarà fondamentale una grande attenzione su come gestire le misure di precauzione, che dovranno essere ancora più oculate e stringenti per evitare di ritrovarci in una condizione ingestibile». 


Perché con la stagione invernale il numero dei contagi da Sars Cov 2 potrebbe aumentare ancora di più?
«Gli sbalzi di temperatura hanno un’efficacia purtroppo notevole nel favorire la diffusione dei virus respiratori come l’influenza, ma anche di quelli simil influenzali.

Sicuramente si tratta di uno degli elementi di facilitazione anche per il Covid, perché blocca quella che viene definita “clearance mucociliare”, che è un meccanismo di rinnovo pulitivo del muco su tutto l’albero bronchiale».


Cosa accade quando diminuisce la temperatura?
«La barriera di ciglia, posizionata sotto lo strato di muco, garantisce la continuità di flusso. Vi è infatti una continua produzione a livello degli alveoli di muco e, con un movimento simile a quello delle palette, tutto il sistema di clearance mucociliare fa sì che ci sia un flusso che dal basso va verso l’alto. Di inverno, però, tutto questo processo di pulizia può rimanere bloccato a causa dello sbalzo termico. Si riduce così un’ulteriore barriera protettiva contro i virus. Da qui, l’elemento che caratterizza la facilitazione dell’insorgenza dell’influenza e delle forme simil influenzali. Non dimentichiamo poi che di inverno si sta di più a casa o comunque in posti chiusi e quindi si è a maggior rischio di contagio o di trasmissione del virus».


Per la gestione dell’epidemia non si preannuncia nulla di buono, allora.
«Lo abbiamo visto nell’andamento dell’epidemia nel periodo di gennaio. Non dimentichiamo che il virus ha cominciato a circolare nel mese di novembre dello scorso anno, proprio durante il periodo freddo, mentre poi durante l’estate, come si è visto, sicuramente anche grazie al lockdown e a temperature più calde, si è ridotta la diffusione».


Però in alcuni Paesi, come per esempio in Brasile o in Florida, il Sars Cov 2 si è diffuso lo stesso nonostante il caldo.
«Ovviamente i virus influenzali contano su una grande quota di soggetti suscettibili, non si fermano di fronte alle condizioni climatiche. Di sicuro però vengono molto facilitati nella trasmissione se c’è uno sbalzo termico».


Quale impatto potrebbe avere questo fattore nell’andamento dell’epidemia?
«Speriamo che al contagio da Sars Cov 2 non si aggiungano anche gli effetti negativi dell’influenza. Per evitare di intasare ancora di più gli ospedali, già al limite, auspichiamo che i contagi per il virus influenzale rimangano a livelli bassi, come è successo in Australia. Quest’anno, nel loro inverno cioè il nostro agosto, la stagione è stata veramente molto limitata in termini numerici di infezioni influenzali, perché mascherine e distanziamento sociale sono un elemento che blocca anche la diffusione dell’influenza. Però è chiaro che, dopo le festività, dovremo fare molta attenzione a mettere in campo misure molto stringenti e oculate».


Quali misure andrebbero rafforzate per non ritrovarci con un’impennata di malati a gennaio? 
«Sarà fondamentale soprattutto una grande attenzione alla gestione dei mezzi di trasporto pubblico. Si spera che il servizio, anche in vista della riapertura della scuola, venga riorganizzato al più presto». 


Finora, però, nonostante siano passati diversi mesi dall’inizio della pandemia, non si è riusciti a farlo.
«E invece è un aspetto fondamentale. Lo scaglionamento degli orari degli studenti o dei lavoratori è inefficace se non viene aumentata la frequenza del numero dei mezzi a disposizione, per evitare appunto che ci sia un affollamento in questi luoghi particolarmente a rischio».


Intanto l’andamento dell’epidemia non fa stare tranquilli.
«Purtroppo la situazione attuale risente delle riaperture decise dall’8 dicembre. Il lockdown lungo è stato modulato, ha mantenuto piatta la curva dei contagi senza farla salire. In sostanza, non si riesce a controllare la malattia, ma solo a mitigarla, a ridurre cioè la velocità del numero dei nuovi casi».

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