Covid, pediatra Staiano: «Durante la pandemia aumentati disturbi psichiatrici»

La pandemia, ha detto la dottoressa, ha avuto conseguenze, oltre che sanitarie, anche psicologiche e sociali nell'infanzia

Covid, pediatra Staiano: «Durante la pandemia aumentati disturbi psichiatrici»
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Mercoledì 15 Dicembre 2021, 14:01 - Ultimo aggiornamento: 14:04

Aumentano i casi di autolesionismo tra i giovanissimi e persino tra i bambini. Una notizia pessima, comunicata da Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria (Sip). «Abbiamo osservato in pandemia un incremento più che significativo dei casi di disordini psichiatrici, più o meno lievi, nei bambini: dai disturbi d'ansia e depressione fino a casi di autolesionismo e ai comportamenti ossessivi compulsivi, e persino l'aumento significativo di casi di suicidio e tentato suicidio in età pediatrica», ha detto Staiano nel corso della conferenza stampa al ministero della Salute sull'avvio della vaccinazione nei bambini di 5-11 anni, ricordando che l'epidemia globale di Covid-19 ha avuto conseguenze, oltre che sanitarie, anche psicologiche e sociali nell'infanzia. E che anche per questo il vaccino per i più piccoli viene saluto dai pediatri «con entusiasmo. C'è anche «un enorme disagio sociale che va prevenuto, oltre ai fattori di strettamente medici», ha ammonito la specialista.

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Quindi «sul piano sociale vaccinarsi significa andare a scuola, non essere costretti alla Dad che porta a una riduzione, come è stato dimostrato, dell'apprendimento. Significa anche non dovere effettuare una serie di tamponi. I vantaggi del vaccino, rispetto ai rischi, sono elevatissimi dal punto di vista medico, psicologico e sociale. E si contrasta nella maniera più certa la pandemia», ha concluso Staiano.

I numeri - «Tra i 5 e 11 anni ci sono stati circa 250.000 bambini infettati da Sars-Cov2 in Italia, con 1.450 ricoveri in ospedale, 36 in intensiva e 10 decessi». 

Vi sono poi altre problematiche di ordine sociale, ha ricordato la presidente della Sip durante la conferenza stampa presso il Ministero della Salute. «Vaccinare i bambini tra i 5 e gli 11 anni - ha ribadito - permette loro di svolgere la loro vita quotidiana normale. Vaccinarli significa anche non dover ricorrere a tutta una serie di tamponi per verificare se, in caso di infezione delle vie respiratorie, non si tratti di una infezione da Sars-cov2 o di altre forme virali».

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