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Caldo estremo, disidratazione e vasodilatazione possono rovinare il cuore: a rischio cardiopatici e chi assume antipertensivi

Una ricerca della Pennsylvania University ha analizzato per 10 anni gli effetti del gran caldo

Caldo, disidratazione e vasodilatazione possono rovinare il cuore: a rischio cardiopatici e cbi assume antipertensivi
di Antonio G. Rebuzzi*
3 Minuti di Lettura
Martedì 26 Luglio 2022, 21:30 - Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 09:19

I cambiamenti del clima, con l’aumento degli eventi estremi comporta, indubbiamente, delle mutazioni nelle nostre abitudini. E comporta rischi anche gravi per la salute dei più deboli. Il caldo estremo in particolare, nonché i suoi effetti sul sistema cardiovascolare sono stati oggetto di studio da parte di vari autori in differenti paesi. Sull’ultimo numero della prestigiosa rivista americana Circulation, Sameed Khatana ed i suoi collaboratori della Perelman School of Medicine della Pennsylvania University di Filadelfia hanno analizzato il rapporto tra le alte temperature (nei mesi che vanno da maggio a settembre) e mortalità cardiovascolare nell’arco di dieci anni in oltre 3000 contee degli Stati Uniti.

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Per caldo estremo ci si è riferiti a temperature giornaliere significativamente più alte del normale: non potevano essere inferiori a 32,2 gradi centigradi. Sono stati analizzati gli accidenti cardiovascolari della popolazione, a partire da 20 anni in su, nei periodi più caldi rispetto agli stessi problemi cardiaci eventualmente presenti negli altri periodi dell’anno.


GLI SBALZI
Nei dieci anni si sono avuti circa tre milioni di morti, circa il 50% donne. Oltre l’80% nei pazienti più anziani. La mortalità cardiovascolare media mensile nei 10 anni dello studio è stata tra 22 e 26 persone ogni 100.000 abitanti. Gli uomini erano colpiti molto più delle donne e gli anziani, come tutti i soggetti fragili, più degli altri.
Il caldo faceva più danni nella popolazione delle aree metropolitane piuttosto che nelle aree rurali. Ogni giornata in più di caldo estremo, era associata ad un incremento della mortalità mensile tra lo 0,12 % e lo 0,19% e riguardava principalmente il sistema cardiovascolare, mentre quella neurovascolare (ictus o emorragia) non si modificava. 

 


Ultimo particolare interessante era che degli sbalzi in alto della temperatura risentivano maggiormente gli abitanti delle regioni meno calde degli Stati Uniti, quasi che quelli delle regioni più calde si fossero assuefatti a temperature elevate e fossero quindi meno vulnerabili agli effetti delle stesse.
Quali sono i meccanismi biologici alla base dei danni delle temperature elevate? Molteplici. Un incremento del lavoro cardiaco per aumento della frequenza e della contrattilità, come anche una maggiore espressione dei mediatori dell’infiammazione che possono aumentare il rischio di trombosi. A ciò potrebbe contribuire anche la sudorazione eccessiva che porta a disidratazione, specie negli anziani che sentono meno lo stimolo della sete e possono non bere a sufficienza per compensare le perdite. 


I SALI MINERALI
Ed ancora la vasodilatazione provocata dal caldo, che riduce la pressione ed in questo può essere favorita da alcuni farmaci quali gli antianginosi, i diuretici o gli ipotensivi. Ed infine lo squilibrio dei sali minerali dato dalla disidratazione che può essere causa di aritmie anche pericolose per la vita.
Da qui l’importanza per i cardiopatici, tra loro anche gli ipertesi, di proteggersi con grande attenzione in questo periodo di grande caldo.



*Professore di Cardiologia 
Università Cattolica Roma

 

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