Vamping, allarme dei pediatri: adolescenti restano svegli tutta la notte connessi online

Fenomeno Vamping, allarme dei pediatri: adolescenti restano svegli tutta la notte connessi online
di Barbara Carbone
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Giovedì 14 Ottobre 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 00:03

Adolescenti come vampiri: svegli tutta la notte, incollati al web e sempre con lo smartphone in mano tra chat e giochi. Sono questi i ragazzi insonni per l’online fotografati da un sondaggio realizzato su un campione di 400 studenti in un Istituto di Conegliano in Veneto. È lo specchio di una situazione identica da Nord a Sud. Due teenagers su dieci dicono di essere connessi almeno 15 ore al giorno e uno su tre, dopo la mezzanotte, naviga e guarda online video e serie tv. Parliamo del fenomeno del “vamping” (i vampiri dei social media): lo stare svegli di notte per viaggiare virtualmente. Un’abitudine non nuova ma che, l’isolamento da lockdown, ha fatto emergere e conoscere meglio. 

Fenomeno Vamping, l'allarme dei pediatri

A lanciare l’allarme sono i pediatri di famiglia, i primi ad accorgersi dei segnali di malessere: stanchezza cronica, calo del rendimento scolastico, alterazioni dell’appetito e disturbi dell’umore. In ogni caso oggi la tecnologia, «non va demonizzata» come consigliano, sul sito dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, gli specialisti dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza. I genitori dovrebbero insegnare ai ragazzi ad usare gli strumenti in modo adeguato e capire i segnali di dipendenza. Oliviero Bruni, uno dei massimi esperti in disturbi del sonno dei bambini e direttore della neuropsichiatria infantile all’ospedale Sant’Andrea di Roma, spiega in dieci punti alle famiglie quali sono i campanelli di allarme e come comportarsi con i figli. Irritabilità, disattenzione, calo del rendimento scolastico ma anche bullismo, spiega il professor Bruni, sono alcune delle conseguenze del rimanere connessi anche di notte. Ecco qualche consiglio: spronarli a fare sport, impedire che dormano con il cellulare in stanza, imporre limiti all’uso di smartphone già nella pre-adolescenza, dopo è tardi. A spezzare una lancia a favore degli adolescenti è Federico Tonioni, direttore del Centro Pediatrico interdipartimentale per la Psicopatologia da web alla Fondazione Policlinico Gemelli di Roma. «I giovani, per crescere bene, devono sentirsi liberi e amati, non controllati e giudicati. L’iperconnessione è ormai un diritto dell’adolescente, si tratta di una evoluzione, non una patologia. Le capacità e la cultura non si possono misurare con il rendimento scolastico. L’apprendimento è cambiato - dice Tonioni - oggi tutto il sapere del mondo può essere contenuto in un tablet. Ma i bambini vanno a scuola con il trolley, come se stessero partendo. E poi come fanno a non annoiarsi se sono ancora costretti a suonare Fra Martino Campanaro con il flauto! La società non sta al passo con i tempi e, i bambini o gli adolescenti che non si adeguano, vengono bollati come soggetti con disturbi di apprendimento».

Il malessere

Per lo psichiatra, il malessere dei teenager non dipende da un abuso di internet ma dalla rabbia accumulata che si traduce in bassa autostima. La fiducia in sé stessi nasce dal sentirsi amati anche quando si fallisce in qualcosa. Riponiamo troppe aspettative sui figli. Ben vengano le regole, dunque, suggerisce Tonioni, a patto che non si traducano in una imposizione. I genitori dovrebbero essere disposti ad arrivare a un compromesso con i figli, mettere cioè in atto una “trattativa” dove ognuno fa un passo verso l’altro. A fare la differenza è la qualità del tempo che si trascorre con i ragazzi. «Sono sicuro che se un genitore riuscisse a giocare veramente con il figlio non ci sarebbe tablet che tenga - aggiunge Tonioni - Attenzione giocare non vuol dire sorvegliare ma divertirsi insieme».

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