Fascia e sensore: il 5 G in corsia vigila sui pazienti

Fascia e sensore: il 5 G in corsia vigila sui pazienti
di Claudia Guasco
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Giovedì 10 Dicembre 2020, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 16:00

Dalla telemedicina all’ambulanza connessa, dalle radiografie in diretta con l’ortopedico fino alla robotica riabilitativa, il 5G cambia il modo in cui ci curiamo. Ma come ora, con la pandemia di Covid in atto, la rivoluzione della connessione veloce, con una latenza ormai inferiore ai dieci millisecondi, è una risorsa preziosa in campo medico: permette di effettuare operazioni chirurgiche a distanza e di alleggerire gli ospedali seguendo i pazienti dal letto di casa. Dallo scorso aprile è nata la prima sperimentazione con l’utilizzo del 5G di Vodafone all’Istituto Maugeri Ircss Veruno, in provincia di Novara, dedicata ai malati di Covid. Il paziente indossa una fascia elastica con un sensore incorporato, in grado di rilevare in tempo reale e in continuità i parametri respiratori fondamentali per riconoscere un’eventuale acutizzazione della malattia. La soluzione rende possibile al medico – tramite tablet o smartphone – di monitorare costantemente i pazienti, al fine di poter anticipare e prevedere con tempismo se e quando questi avranno necessità di essere trasferiti in terapia intensiva. Il sensore infatti è in grado di rilevare in continuità diversi parametri (tra cui frequenza respiratoria, volume corrente, ipoventilazione) che sono gli indicatori dell’eventuale aggravarsi delle condizioni cliniche del paziente e determinanti per decidere se procedere con una tempestiva intubazione. Il 5G permette di trasmettere ed elaborare una grande quantità di dati rilevati e di gestirli in totale sicurezza.

ANALISI E DIAGNOSI

Altro progetto di Vodafone nel campo medico è la telegestione e teleconsulto dedicato al mondo della radiologia, che permette di intervenire da remoto durante e subito dopo l’esecuzione di esami radiologici. Video e immagini ad altissima risoluzione in mobilità vengono condivise in tempo reale, ciò riduce drasticamente gli spostamenti di operatori e pazienti, accelerando i tempi e garantendo la qualità delle immagini rilevate per l’analisi, il consulto e la diagnosi. «La remotizzazione dei servizi sanitari è un pilastro fondamentale per un sistema sanitario sostenibile - afferma Valeria Ingrosso, Strategic initiatives manager Humanitas - L’emergenza Covid ha reso chiaro come può essere allentata la pressione sugli ospedali se aggiungiamo al modello tradizionale del servizio sanitario un modello di remotizzazione». Così come ha garantito l’assistenza ai pazienti la robotica riabilitativa interattiva, con il medico che segue la sessione di riabilitazione attraverso una video-chiamata in 4K. Grazie al 5G, lo specialista può controllare da remoto sia l’impostazione degli esercizi, sia l’esecuzione di ogni singolo movimento del paziente, visualizzando i dati generati dal dispositivo.

L’ACCOGLIENZA

 E presto sarà un robot ad accogliere chi entra in ospedale. È l’umanoide R1 dell’Istituto italiano di tecnologia che, grazie alla tecnologia 5G e all’intelligenza artificiale di IBM, interagisce in modalità personalizzata con gli utenti dell’ospedale e i loro accompagnatori. R1 è programmato per dare informazioni e aiutare a orientarsi all’interno delle strutture, per intrattenere i degenti leggendo libri e giornali. E potrà anche aiutare gli operatori sanitari raccogliendo le preferenze dei degenti per pranzo e cena.

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