La sindrome dell'occhio secco complici poca acqua, Pc e smartphone. Ecco la formula del 20-20-20

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di Giampiero Valenza
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Se si resta troppo davanti al pc e agli smartphone gli occhi si seccano. Se poi si beve poco, allora è fatta. È in momenti come questi che uno dei segreti da seguire è la formula del 20-20-20: ogni 20 minuti di fronte allo schermo è necessario fare una pausa di 20 secondi, guardando lontano a circa 20 piedi davanti a noi, cioè a poco più di 6 metri. Sempre più persone, anche a causa del lavoro a distanza, soffrono di sindrome dell’occhio secco. Dopo i 50 anni tocca tra il 20 e il 30% della popolazione, con un’incidenza quasi doppia tra le donne e gli uomini. Inoltre, le mascherine usate per evitare i contagi della Covid-19, se indossate male, provocano un flusso d’aria che risale a pressione dalla bocca verso l’occhio, aumentando la secchezza della superficie oculare. «I sintomi sono diversi: si va dalla sensazione di secchezza dell’occhio fino al suo opposto, con l’eccesso di lacrime. Si prova anche la fluttuazione visiva, cioè quella visione meno precisa che si può avere davanti al computer – dice Paolo Fogagnolo, oculista dell’azienda ospedaliera San Paolo dell’Università degli Studi di Milano – Nella maggioranza dei casi la malattia è innocua ma il paziente è molto sintomatico. Nei casi severi, invece, possono esserci grossi guai, con danni alla superficie dell’occhio e con l’innesco di infezioni della cornea, della palpebra e con frequenti congiuntiviti. In un piccolo gruppo di pazienti, poi, è legata ad altre malattie come quelle immunitarie o dermatologiche.  La sindrome è comunque una delle motivazioni principali che spingono una persona dall’oculista».

LE BUONE ABITUDINI

Esiste un’igiene dell’occhio che si può fare mattina e sera. «È cosa che dura pochi attimi, con una detersione accurata delle ciglia grazie a una schiuma disinfettante che favorisce una migliore detersione e con lo scaldare le palpebre grazie a impacchi caldi a 40 °C», aggiunge l’oculista. Il caldo, associato alla compressione, porta a una fluidificazione dei lipidi e a stabilizzare il film lacrimale. «Con un’igiene palpebrale la superficie oculare sana ha tutti gli elementi per risolvere il problema». Se la situazione è diversa, è possibile optare sulle lacrime artificiali. Anche qui, prosegue lo specialista, ci sono diverse soluzioni. Il consiglio? Chiedere al medico quelle più adatte ed evitare quelle gocce che hanno al loro interno i conservanti, come il benzalconio cloruro. Proprio uno studio condotto da Fogagnolo e pubblicato sul Journal of Clinical and Experimental Ophtalmology ha dimostrato che un collirio composto dalle vitamine D e A, dagli omega 3 e dai liposomi contribuisce a ridurre «nella stragrande maggioranza dei pazienti» i sintomi dell’occhio secco. Un lavoro analogo (pubblicato su Advances in Therapy) svolto dallo stesso team dell’Università di Milano e dagli oculisti dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, ha invece notato come il trattamento con questa stessa soluzione riesca a diminuire i disagi post-operatori di chi si sottopone a un intervento per la cataratta. Questa, che di fatto è l’opacizzazione del cristallino, è una malattia che interessa 9 persone su 10 oltre i 75 anni. La sua rimozione è l’operazione chirurgica più eseguita sia in Italia (con circa 600mila interventi l’anno) sia nel mondo (con 5 milioni).

«Secondo la letteratura scientifica recente, l’incidenza dell’occhio secco nei pazienti che vanno incontro a intervento di cataratta è circa del 40%, ma la maggior parte di questi non sa di esserne affetto e ciò rappresenta il primo fattore di rischio per l’insorgenza di un occhio secco conclamato postchirurgico», commenta Rita Mencucci, oculista del Careggi. «Il ruolo protettivo della vitamina D in formulazione orale nella gestione dell’occhio secco è ormai ben codificato – spiega Mencucci – Ultimissimi studi indicano come la vitamina D in collirio possa avere un ruolo importante nel ridurre l’infiammazione corneale e aumentare i meccanismi di difesa della superficie oculare. La vitamina A promuove la produzione della componente glicoproteica e mucinosa del film lacrimale, rendendolo più stabile. Infine, gli acidi grassi Omega-3, che hanno origine algale, hanno anch’essi attività anti-infiammatoria e protettiva, migliorando la qualità del film lacrimale».

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Giovedì 11 Marzo 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 14:53
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