Invisibili ma fondamentali: allenare i muscoli profondi per stabilizzare la colonna

Invisibili ma fondamentali: allenare i muscoli profondi per stabilizzare la colonna
di Valentina Venturi
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Giovedì 14 Aprile 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 09:09

«All’interno di un vaso si trovano diversi elementi: tanta terra, dell’acqua e i fiori. Tutto questo viene tenuto insieme grazie a un recipiente, che funge da contenitore. Ebbene i muscoli profondi sono il vaso del nostro corpo, lo racchiudono e lo sostengono».

Luca La Verde, ortopedico specialista in ortopedia e traumatologia presso la Casa di cura Nuova Villa Claudia di Roma, con questa semplice ma efficace immagine spiega cosa sia la muscolatura profonda: un insieme di molteplici piccoli muscoli, posizionati nello strato profondo del corpo, che si occupano di stabilizzare la colonna vertebrale, le apofisi spinose e le apofisi trasverse che uniscono le singole vertebre. Queste fasce muscolari non sono evidenti a occhio nudo, ma reagiscono alle influenze esterne e proteggono dalle lesioni. Non solo: si trovano all’interno dello strato muscolare, collegano le vertebre fra loro e stabilizzano la colonna vertebrale.

LA FUNZIONE

Insieme al trasverso dell'addome (il muscolo addominale interno) e alla muscolatura del pavimento pelvico, la muscolatura profonda viene quindi considerata la principale responsabile della stabilità della colonna vertebrale. Basti pensare agli addominali: vengono immediatamente identificati con il propagandato six pack, il cosiddetto “addome a tartaruga”, eppure non sono “solo” quello che appaiono: contengono un complesso muscolare ben più articolato che sostiene gli organi della vita addominale, con una funzione contenitiva. «Sembrerà banale – prosegue il 36enne La Verde, specializzato nella riabilitazione di atleti – ma queste parti della struttura muscolare spesso vengono trascurate proprio perché non viste dall’esterno. In modo conscio o inconscio queste zone vengono percepite come meno importanti. Ma è un giudizio strettamente estetico». E infatti la muscolatura superficiale include soprattutto i muscoli grandi, in gran parte visibili sotto la pelle e quindi in grado di delineare la nostra forma fisica. Utilizzando ancora la metafora iniziale, come la terra senza il vaso non può essere sostenuta o supportata nel dare nutrimento e forza alla pianta, altrettanto il corpo ha bisogno del sostegno dei muscoli profondi, invisibili a occhio nudo ma in attesa di essere stimolati. La presenza di questo contenitore è stata messa in risalto dall’introduzione di nuove tecniche di esercizio fisico, in particolare quelle che prevedono uso di elastici e allenamenti personalizzati, come il pilates o il gyrotonic. «Un metodo pazzesco il gyrotonic – sottolinea l’ortopedico romano – perché, tramite dei precisi sistemi di leve che non usurano le articolazioni, permette di raggiungere un allenamento armonico sia della muscolatura superficiale che di quella profonda. Senza dimenticare il plank, un allenamento a corpo libero statico, che richiede di restare stesi e immobili sui gomiti: è una delle pratiche migliori per svilupparli».

L’INTEGRAZIONE

Gli esercizi per i muscoli profondi possono anche diventare un’integrazione nella routine sportiva, ma si differenziano dall’allenamento tradizionale poiché la contrazione muscolare volontaria non è possibile: l’attenzione deve essere indirizzata su stabilità, tensione muscolare e concentrazione. La Verde ha però una raccomandazione imprescindibile: mai allenarsi in solitaria, improvvisarsi conoscitori del giusto esercizio o iniziare chiedendo il massimo sforzo al proprio corpo. «Le prime volte è bene iniziare in modo graduale e venire supportati da un trainer: è talmente facile eseguire in maniera non corretta esercizi a corpo libero che, se compiuti in modo scorretto, possono determinare delle problematiche invece di migliorarle».

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