Infertilità degli uomini, la diagnosi immediata può frenarla

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di Antonio Caperna
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Giovedì 14 Aprile 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 09:15

Se genitori non si riesce a diventare, l’infertilità della coppia nella metà dei casi dipende anche da fattori maschili che nel 30%-40% degli episodi sono ritenuti gli unici responsabili.

Attualmente, circa il 15% delle coppie, più di 1 su 10, ha problemi di fertilità, ovvero non riesce a concepire nel corso di un anno di tentativi non protetti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’infertilità corrisponde a una ridotta capacità riproduttiva dell’uomo, per un’insufficiente produzione di spermatozoi o per anomalie nella qualità degli spermatozoi prodotti. L’infertilità maschile interessa il 7% degli uomini e sempre di più i giovani. L’Italia vede sempre più ridursi il numero dei nati: record negativo con poco più di 400mila nascite nel 2020, un calo del 30% in dieci anni. Le cause del fenomeno della denatalità sono da ricercarsi in diversi ambiti, ma quello sanitario ha un ruolo importante. «Il calo delle nascite in Italia va di pari passo con l’aumento dell’infertilità maschile che negli ultimi 30 anni è raddoppiata: oggi sono circa due milioni gli italiani che rischiano di essere “mancati papà” – spiega Alessandro Palmieri, presidente della Società italiana di andrologia – Alcol, fumo, obesità e sedentarietà ma anche le diagnosi tardive di infezioni come il varicocele, sono fattori che stanno compromettendo la fertilità». La pandemia ha ulteriormente aggravato il quadro, scoraggiando visite e controlli dall’andrologo e frenando il ricorso a procedure di conservazione dei gameti. «In una situazione di declino demografico, intraprendere un corretto percorso di diagnosi e cura delle cause maschili dell’infertilità – ricorda l’esperto – potrebbe servire a frenare il calo delle nascite e ridurre significativamente la percentuale di insuccesso delle procedure di procreazione assistita».

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