Si apre il Women's Forum a Milano: «I Paesi del G20 investano di più sulla prevenzione al femminile»

Si apre il Women's Forum a Milano: «I Paesi del G20 investano di più sulla prevenzione al femminile»
di Maria Lombardi
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Giovedì 14 Ottobre 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 10:13

Si riparte dopo che il Covid per un lungo periodo si è preso tutta la scena.

Si ricomincia a fare prevenzione cercando di recuperare il tempo perduto. Si guarda alla nuova “normalità” sperando che segni un cambio di passo e porti una nuova visione. «Le donne siano al centro della ripresa post-pandemia anche nella medicina e nelle ricerca scientifica», la richiesta che sarà fatta ai paesi del G20 dal Women’s Forum che si terrà a Milano il 18 e il 19 ottobre. «Chiediamo che la ripartenza non accentui le diseguaglianze, anzi punti a superarle. Serve un cambiamento di paradigma, bisogna ripensare tutto il sistema della salute attraverso l’ottica femminile. Una grande ambizione, ma indispensabile. Non è più accettabile che una parte della popolazione sia trascurata o non ugualmente rappresentata nei tavoli dove si prendono le decisioni strategiche su come spendere i soldi o nei laboratori dove si fa ricerca», Chiara Corazza è la delegata speciale per il G7 e il G20 del Women’s Forum for the Economy and Society. Ci sono ancora Paesi, tra quelli che fanno parte del forum che riunisce le principali economie del mondo, dove sorprendentemente non esistono dati sulle malattie femminili, la maggioranza della popolazione ritiene che queste patologie (dal cancro al seno all’endometriosi) non siano affrontate in modo adeguato e dove fino a qualche anno fa le donne erano escluse dai test clinici per la sperimentazione dei farmaci.

I FONDI

«Chiederemo ai Paesi del G20 di prevedere un budget specifico per prevenire, diagnosticare e curare le malattie femminili», aggiunge Corazza. «Il 10% dei fondi per salute va destinato a questa priorità. Non servono soldi in più, basta spendere diversamente quelli previsti nei piani di rilancio, ripartirli con l’obiettivo di superare le diseguaglianze». Non solo nelle cure e nella prevenzione, ma anche nella ricerca. E dunque, più donne nei laboratori, più donne nei ruoli di comando dove si decidono le politiche sanitarie, più donne coinvolte nei test clinici (in Occidente la media è del 3%, molto bassa). Insomma, «più donne nella medicina a tutti i livelli». E più conoscenza delle patologie - tra le raccomandazioni contenute nel documento del Women’s Forum G20 - tutti i Paesi devono poter disporre di studi e dati disaggregati per genere. «Non si può progredire se non si ha una visione e non si conoscono le malattie che colpiscono la popolazione femminile. Vanno bilanciati gli investimenti nella ricerca. Sappiamo che le donne si curano meno, dedicano meno tempo a sé stesse e spendono meno anche per curarsi, preferendo magari destinare questi soldi alla salute dei figli». Superare le disparità non è solo una questione di giustizia ma anche economica. Basta pensare all’altissimo costo nel Regno Unito della cura delle malattie mentali che nel 2019 sono state la causa di morte del 68,1% della popolazione femminile. Grandi le differenze tra gli Stati.

Il 32% della popolazione nei Paesi del G20 ritiene che le malattie femminili (dal cancro al seno ai dolori mestruali ed endometriosi) non siano adeguatamente affrontate, come rivela il Barometro G20 - Women’s Forum for the Economy&Society-Ipsos, un’indagine su un campione di 9.500 persone che sarà presentata a Milano. Una percentuale che sale al 55% in Russia e scende al 28% in Italia. Così come è notevole il divario nella prevenzione: la Gran Bretagna vanta il maggior numero di pazienti che si sono sottoposte allo screening al seno nel 2019 (75,1%) rispetto al 60,7% dell’Italia, al 50,1 della Germania e al 48,8 in Francia. E mentre l’Europa occidentale conta 130 decessi ogni 100mila donne per malattie cardiovascolari, quella orientale ne registra tra 316 a 486, un tasso molto più alto. Deve tornare a correre la prevenzione, rallentata in maniera allarmante dall’emergenza Covid: nel 2020 un italiano su 3 non ha eseguito esami di routine e il 30% dei malati oncologici non si è sottoposto ai controlli. Ma ripartita in questi giorni anche con eventi dedicati alla salute, come Tennis&Friends al Foro Italico di Roma dove lo scorso week end sono state effettuate 17.000 visite mediche gratuite, e Race for the Cure, la più grande manifestazione al mondo per la lotta dei tumori del seno, che ha offerto oltre mille esami diagnostici gratuiti. E dopo il Forum di Milano si spera di correre ancora più veloci verso le cure e la salute delle donne.

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