Diabete, monitoraggio hi-tech della glicemia con i sensori sottopelle

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di Maria Rita Montebelli
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Giovedì 16 Settembre 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 11:05

Leggere la glicemia appoggiando lo smartphone su una specie di bottoncino bianco posizionato sul braccio o premendo il pulsantino di un glucosensore “indossato” a pelle sull’addome oppure ricevendo su un lettore i valori inviati da un sensore (più piccolo di una falange del mignolo) impiantato sottocute. Ecco le tecnologie di monitoraggio della glicemia del terzo millennio, che stanno in molti casi soppiantando il classico automonitoraggio effettuato attraverso ripetute punturine al dito (fino a 6-8 al giorno nei pazienti in terapia insulinica multi-iniettiva) che consentono di misurare la glicemia da una gocciolina di sangue.

I nuovi device stanno spopolando soprattutto tra giovani e giovanissimi con diabete di tipo 1, ma anche tra i tipo 2 in terapia insulinica. In Italia il rimborso dei glucosensori è ancora limitato ad una minoranza di pazienti, con importanti differenze tra le varie Regioni. Anche gli esperti sono molto favorevoli all’uso di questi nuovi strumenti: favoriscono l’aderenza dei pazienti all’automonitoraggio della glicemia, considerato una vera e propria terapia per il diabete. Attualmente sono disponibili due sistemi di controllo continuo del glucosio, quello in tempo reale e quello a rilevazione intermittente (detto “flash”). Entrambi i sistemi forniscono informazioni sui livelli di glicemia attuali e pregressi e, cosa ancora più importante, indicano la direzione che sta prendendo la glicemia, mettendo in guardia il paziente sulla possibilità di incorrere a breve in uno sbalzo di glicemia verso l’alto o verso il basso. L’utilizzo di questi dispositivi, che tra i nativi digitali sta facendo registrare un incremento del 10-15% l’anno, riduce il rischio di episodi di ipoglicemia (fino al 40%), prolunga il tempo in cui vengono centrati gli obiettivi di glicemia e aumenta la soddisfazione dei pazienti. 

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