Pandemie, Sandra Gallina (Commissione europea): «L'assistenza di base è fondamentale. Servono più fondi»

Il laboratorio analisi di biologia e microbiologia molecolare dell'ospedale di Piacenza. Un presidio cruciale per la lotta al Covid, ma non solo
di Gabriele Rosana
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Giovedì 15 Settembre 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 08:11

Non abbassare la guardia e andare avanti con le vaccinazioni: il Covid-19 è ancora tra noi.

Nell’era della “policrisi”, l’Europa non ha fatto in tempo a chiudere la parentesi della pandemia prima di essere travolta da guerra e inflazione record: i dossier di fuoco a Bruxelles riguardano adesso energia e caro-bollette, mentre green pass e mascherine finiscono per essere uno sbiadito ricordo. Eppure il rischio rimane. Per questo la Commissione europea ha da poco diffuso tra gli Stati una nuova serie di indicazioni per non farsi trovare impreparati all’autunno. Per MoltoSalute Sandra Gallina, direttrice generale per la Salute e la sicurezza alimentare fa il punto: tra i funzionari italiani più alti in grado dell’esecutivo Ue, è lei che ha negoziato gli accordi di acquisto congiunto dei vaccini, esperimento che ha dimostrato – dice – il «valore aggiunto dell’Unione e dello stretto coordinamento tra gli Stati».

In cosa consistono le linee guida della Commissione?

«Il virus è in mezzo a noi, e probabilmente causerà ulteriori situazioni di stress sui nostri sistemi sanitari e sulle nostre società tra autunno e inverno. Serve quindi fare quadrato e assicurarci di essere preparati, e il più possibile protetti, quando affronteremo i prossimi mesi. Il primo passo consiste in una buona sorveglianza e in piani finalizzati alla prevenzione attraverso rigorose strategie di vaccinazione: dobbiamo continuare a colmare le lacune vaccinali e migliorare la somministrazione in coloro che non hanno fatto alcuna dose o che non hanno ancora effettuato il richiamo, e al tempo stesso iniziare un nuovo ciclo di vaccinazioni per i soggetti a rischio».

Che ruolo rivestono i vaccini aggiornati in questa strategia?

«Abbiamo seguito la raccomandazione dell’Ema, l’Agenzia Ue dei medicinali, dando il via libera ai vaccini di BioNTech/Pfizer e Moderna adattati a Omicron da utilizzare per le dosi di richiamo in tutta l’Unione. Ora è arrivata anche l’autorizzazione dell’Ema per il vaccino BioNTech/Pfizer contro il Covid adattato alle subvarianti Omicron 4 e 5. Non appena questi nuovi farmaci saranno consegnati, le strategie di vaccinazione nazionali dovranno raggiungere i gruppi che ne hanno maggiormente bisogno. L’Ema e l’Ecdc, l’Agenzia Ue per la prevenzione delle malattie, consigliano di somministrare i “booster” a ultrasessantenni, persone con patologie di base o con un sistema immunitario compromesso e alle donne in gravidanza».

Pensa che un ritorno a mascherine, distanziamento sociale, restrizioni ai viaggi e magari anche green pass sia possibile nel prossimo futuro?

«Dobbiamo tenerci pronti a ciò che potrebbe accadere di fronte a un nuovo picco di contagi. E, nel caso, adottare le misure che si sono già dimostrate capaci di tenere il virus sotto controllo, come mascherine e distanziamento fisico in casi specifici, ad esempio sui trasporti pubblici. Le limitazioni alla libera circolazione delle persone, pietra miliare della nostra Ue, devono invece essere ridotte al minimo. Non possiamo escludere completamente future restrizioni agli spostamenti, ma se reintrodotte dovranno sempre essere proporzionali all’obiettivo di tutela della salute pubblica, anche grazie all’uso del certificato digitale Covid-19».

Che lezioni ha imparato negoziando l’acquisto congiunto di vaccini?

«L’esperienza dei vaccini ci ha dimostrato che la collaborazione senza precedenti degli Stati membri è stata determinante: così abbiamo salvato milioni di vite. Ci ha anche insegnato che abbiamo un enorme mercato farmaceutico e che tutti i cittadini europei hanno diritto a farmaci accessibili e a prezzi contenuti: saranno questi i principi guida della revisione della legislazione in materia che proporremo nei prossimi mesi».

Quali sono le nuove sfide all’orizzonte per la politica sanitaria in Europa?

«Il Covid-19 ha messo in luce dei limiti significativi: i nostri sistemi sanitari non erano in grado di fronteggiare l’insorgere di una pandemia; non avevamo una capacità sufficiente né abbastanza personale sanitario per gestire eventuali picchi. Insomma, ci ha ricordato che un’assistenza di base forte è fondamentale. L’emergenza ha pure dimostrato che non stiamo investendo abbastanza risorse nella prevenzione. Eppure è così semplice: persone sane creano società ed economie sane. Occorre rimodellare i nostri sistemi di sorveglianza che monitorano non solo la salute pubblica, ma anche quella degli animali e dell’ambiente e rafforzare le agenzie sanitarie Ue. E prepararsi al meglio al possibile insorgere di future pandemie».

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