Covid, stanchi e irritati: il rischio dell'altra pandemia. L'appello per un fondo ad hoc

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di Carla Massi
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Giovedì 13 Gennaio 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 14:47

La lettera è partita i primi giorni dell’anno.

Destinatario: il governo. Mittente: gli psicologi. Un appello. Piuttosto, un urlo per protestare contro la cancellazione del bonus Salute mentale dalla legge di bilancio 2022. Gli specialisti parlano di una generale grave sofferenza bollata come «debolezza, capriccio». La firma è di David Lazzari, Presidente nazionale Ordine Psicologi. Viene spiegata e denunciata la situazione con le sue mille sfaccettature. «A fronte dei miliardi investiti per fronteggiare la salute fisica nella pandemia – si legge – la salute psicologica è stata oggetto di attenzione e investimenti quasi inesistenti, che somigliano più alla carità». A sostenere il manifesto, una petizione su change.org con quasi 200 mila firme per chiedere la reintroduzione del bonus psicologico. La Regione Lazio ha deciso di istituire un fondo di 2,5 milioni di euro per la salute mentale e la prevenzione del disagio psichico (giovani e fasce più fragili). Sarà possibile utilizzare un voucher nelle strutture pubbliche del Lazio, fa sapere il presidente Nicola Zingaretti, coinvolgendo la rete degli psicologi e degli psichiatri. «Davanti ad una grande paura come può essere stata la pandemia l’essere umano reagisce in tre modi – spiega Giulia Maffioli, presidente dell’Associazione nazionale psicologi psicoterapeuti – Con l’attacco verso il nemico da battere, con la fuga o con il congelamento. Se ci si sente forti, rafforzati anche da figure competenti che decidono il meglio per noi, si attacca e si combatte. Se la fiducia scompare e la diffidenza vince sul razionale si scappa abbandonando il piano di realtà. Se prevale la confusione toccata da un generale senso di impotenza, ci congeliamo. Oggi questa terza via comincia ad emergere in modo importante».

IL TRAUMA

“Congelamento”, dunque, è quel modo di vivere che, davanti alla pandemia, sta bloccando una buona fetta della popolazione. È il fermarsi per non sentire, per vivere nella bolla della rassegnazione. Tra il lasciarsi andare e l’esplodere improvvisamente con rabbia. Donne e uomini che hanno deciso di indossare un impermeabile che copre dalla testa ai piedi. Persone che hanno scelto di vaccinarsi, che provano a lavorare come una volta, che si sforzano di riprendere una vita normale ma che, in fondo, hanno voltato le spalle anche al timore del Covid. Non ci si ribella ma non si partecipa. È la confusione a regnare sovrana e a dettare i comportamenti. Quelli che, ad un certo punto, fanno dire «non ne posso più, non ce la faccio». Anche se l’emergenza non è stata vissuta direttamente come evento traumatico, ha provocato indirettamente cambiamenti di abitudini e prospettive. Sicuramente in grado di comportare ripercussioni negative sulle emozioni. Arrivando, dicono gli specialisti, a generare reazioni emotive disfunzionali.

«Con una comunicazione ufficiale così complessa divisa tra la difficoltà di comprendere e la sovrabbondanza degli allarmi – continua la psicologa psicoterapeuta – è facile, come sta accadendo, scivolare su un piano di illogica rinuncia. Non si tratta di rivolta, ma di stallo. Di inibizione. Sfugge che cosa sia necessario fare, le forze non aiutano e la paura blocca». L’unica alternativa per sopravvivere, nonostante ci si sia vaccinati e si obbedisca alle regole, è quella di distaccarsi. Il guardare da lontano appare come unico valore per trovare un equilibrio. «Così, ora, molti si aiutano da soli a individuare una motivazione e pensano di potercela fare. Purtroppo – commenta Giulia Maffioli – si tratta sempre di condizioni transitorie. Quello che sta venendo a mancare è una sana motivazione collettiva, uno sguardo positivo verso tutto ciò che si è fatto finora». Lo smarrimento è la nuova paura. Che si è fatta rassegnazione e distacco.

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