Covid, la vita sospesa di bambini e ragazzi: meno malanni e più sofferenza

Covid, la vita sospesa di bambini e ragazzi: meno malanni e più sofferenza
di Barbara Carbone
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I bambini e i ragazzi si ammalano di meno ma soffrono di più. Già, perché se è vero che l’utilizzo rigoroso della mascherina ha protetto i più piccoli dalle influenze stagionali, è altrettanto vero che nessuno scudo ha potuto difenderli dalle conseguenze emotive della pandemia. Cosa resterà nella testa e nel cuore dei nostri bambini e ragazzi che da lunghi mesi, vivono il tempo “vuoto” imposto dal coronavirus? Una generazione affamata di libertà alla quale è stato chiesto di rinunciare a tutto il proprio universo fatto di socialità, feste, partite di pallone e primi amori. Il diktat è stato categorico: «state a casa». Difficile, però, chiudere in una stanza la voglia di spiccare il volo. A ben vedere, sono stati proprio i giovanissimi, almeno emotivamente, i più contagiati dal virus. Una generazione sospesa che, tra una lezione a distanza e un aperitivo su zoom, aspetta il ritorno alla vita. Un report dell’Istituto Gaslini di Genova sull’impatto della pandemia tra i giovani, ha fotografato un popolo tutt’altro che spensierato. Il 71% degli under 18 lamenta attacchi di ansia, sensazione di mancanza di aria e disturbi del sonno. «Questa esperienza impoverirà il futuro dei giovani», avverte il professor Giulio Maira, neurochirurgo di fama internazionale.

Il cervello

«Le emozioni che stiamo vivendo generano stress e preoccupazione. Abbiamo paura per la nostra salute e per quella dei nostri cari. Tutto questo carico di negatività potrebbe, nei giovani, alterare alcuni aspetti della loro personalità - spiega Maira - la Dad impoverisce culturalmente gli studenti perché li priva della possibilità di cogliere negli occhi degli insegnanti la passione e esserne coinvolti, oltre a togliere loro il confronto e la complicità con i compagni». Ma c’è dell’altro. «Il cervello dei ragazzi deve crescere, è ancora in formazione. Impigrendosi si ritarda di fatto lo sviluppo della corteccia prefrontale che è quella che ci permette di distinguere il bene dal male, il luogo in cui si forma la nostra razionalità. Il cervello dei ragazzi non è ancora del tutto sviluppato, per questo motivo sono impulsivi e amanti del rischio - continua il neurochirurgo - Per crescere ha bisogno di nutrirsi di emozioni. L’assenza di stimoli potrebbe anche esporre i ragazzi al rischio di cedere alla tentazione della droga o dell’alcol». Di positivo c’è che, almeno in questo primo scorcio d’inverno, le sale d’attesa dei pediatri non sono state prese d’assalto, come negli anni passati, per febbri stagionali. «E’ evidente come l’utilizzo corretto della mascherina a scuola abbinato ad un puntuale lavaggio delle mani e al distanziamento sociale abbia ridotto in maniera significativa le infezioni febbrili e, probabilmente, limiterà anche la circolazione dell’influenza - ha detto Laura Reali, pediatra di famiglia presso la Asl Roma E - Fondamentale, in tal senso, è stata la vaccinazione antinfluenzale estensiva». Ma come sostenere i giovani in epoca Covid con ancora all’orizzonte lunghi mesi di restrizioni? L’unica cura per aiutare gli adolescenti a rialzarsi è, secondo Maira, quella di spronarli ad avere un progetto, a guardare al futuro. Si può realizzare un sogno anche attraverso il web. Dal divano di casa può nascere una band musicale, un libro, un’idea vincente. L’importante è guardare avanti. Dopo mesi trascorsi a riversare sui ragazzi i nostri sentimenti di paura e impotenza, è arrivato il momento di restituire loro la capacità di intravedere un mondo nel quale, a breve, si potrà viaggiare ed abbracciarsi, un mondo normale. 

Giovedì 10 Dicembre 2020, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 16:00
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