West Nile si diffonde attraverso le zanzare normali. «Con il cambiamento climatico centinaia di casi l'anno»

Lo dice una ricerca condotta dal Dipartimento di medicina veterinaria e scienze animali della Statale di Milano

West Nile, "scagionata" la zanzara coreana: diffusione del virus avviene tramite quelle già presenti da anni in Italia
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Venerdì 2 Settembre 2022, 13:05 - Ultimo aggiornamento: 4 Settembre, 17:31

Sarebbero le stesse zanzare italiane a diffondere il virus West Nile e non quelle "coreane" come si pensava in precedenza. Lo dice uno studio condotto dall'Università degli Studi di Milano Statale. Precisamente le ricerche sono state coordinate da Sergio Zanzani, ricercatore della Statale di Milano, esperto di parassitologia veterinaria del Dipartimento di medicina veterinaria e scienze animali.

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West Nile, aumento dei casi: la ricerca della Statale di Milano

Mai come in questa stagione si è verificato un aumento dei casi di West Nile, il Veneto è stata la regione più colpita in Italia, in particolare tutta la zona del padovano. Le autorità sanitarie e gli scienziati fino a oggi sono stati molto attenti nel sorvegliare le zanzare a bordo delle quali viaggia il virus, nel timore che possano arrivare nuovi vettori, ovvero altri insetti in grado di diffondere la malattia.

Al momento pare essere scagionata (fino a prova contraria) la zanzara coreana, la principale indiziata come portatrice del virus. Temuta in particolare per la sua capacità di resistere al freddo. Era stata avvistata per la prima volta nel 2011 in provincia di Belluno, poi venne intercettata anche altrove, in Trentino.  A fine 2021, prima che la stagione estiva 2022 venisse caratterizzata da una crescita della casistica legata al virus, un team di scienziati dell'università Statale di Milano aveva già individuato abbondanti prove della presenza della zanzara coreana in Lombardia, dove pare si sia rapidamente stabilita.

 

Ma stavolta non è lei la colpevole della diffusione West Nile. «In Italia», spiega all'Adnkronos, Sergio Zanzani «è dato abbastanza per assodato che la trasmissione di West Nile avviene grazie a un vettore autoctono, la zanzara che da sempre esiste in Italia e che punge l'uomo: la "Culex pipiens", un complesso di specie. È quella zanzarina che abbiamo sempre avuto, prima dell'arrivo delle zanzare tigre, e che punge in orario serale e notturno». Per quanto riguarda la coreana, Zanzani aggiunge: «per ora i dati di campo di chi ha visto la "Aedes koreicus" in zone West Nile sembrano attribuire uno scarso significato a questa nuova specie. Le evidenze di circolazione di West Nile virus in zone dove c'è la koreicus non sembrano supportare una sua grossa capacità vettoriale».

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Il ricercatore Sergio Zanzani passa poi a spiegare a cosa è dovuto l'incremento dei pazienti infettati dal virus:

«Ci sono più casi di West Nile quest'anno in Italia. Ci eravamo abituati a stagioni da decine di casi. E invece stavolta ci stiamo avvicinando a quello che è stato l'annus horribilis per questa infezione in Europa, cioè il 2018. Allora il nostro Paese raggiunse i 580 casi circa. Ora siamo sopra quota 380. Può anche essere che non arriveremo ai numeri del 2018, perché in genere il picco è ad agosto e poi verso il periodo autunnale si assiste a una progressiva discesa dei casi. Ma ci andremo vicino. Il motivo per cui ci sono annate come queste ha a che fare probabilmente con il cambiamento climatico. Ma non per l'introduzione di nuovi organismi». L'analisi di Zanzani prosegue: «Il fatto di avere annualmente la diffusione della West Nile deriva da una serie di eventi piuttosto complessi. Le malattie trasmesse da vettore con un bacino nella fauna selvatica, sono governate da fenomeni in cui sicuramente le attività umane e i cambiamenti climatici giocano un ruolo importante».

L'esperto spiega come scoppiano i focolai: «Deve cominciare ad arrivare un uccello migratore con viremia, deve essere punto da una zanzara suscettibile a questo virus, che da noi è la Culex pipiens. Poi, prima che il virus arrivi all'uomo, ci devono essere dei cicli di amplificazione in altre specie di uccelli presenti sul territorio. Quando poi si arriva a un certo numero di uccelli infetti e viremici e di zanzare che compiono il pasto di sangue prima sull'uccello e poi sull'uomo, allora si arriva a quello che stiamo vedendo adesso e alla preoccupazione che salta poi fuori negli ospedali».

«Tutto questo», continua Zanzani, «può variare di anno in anno in base alle condizioni climatiche». Alla domanda su cosa aspettarsi sul futuro, lo scienziato risponde: «Probabilmente ciò che sentiamo oggi ai telegiornali: avremo cioè sempre più eventi climatici estremi. E invece di queste annate a cui stavamo assistendo ultimamente, con casi umani di West Nile nell'ordine delle decine, saranno probabilmente più frequenti le annate da centinaia di casi»

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