Vaccino Moderna, un quarto di dose sufficiente per immunizzare. Lo studio su Nature: «Possibile soluzione a carenza farmaci»

Vaccino Moderna, un quarto di dose sufficiente per immunizzare. Lo studio su Nature: «Possibile soluzione a carenza farmaci»
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Sabato 10 Luglio 2021, 16:08 - Ultimo aggiornamento: 11 Luglio, 16:09

La carenza vaccini allarma le Regioni, che potrebbero essere costrette a rallentare la campagna di immunizzazione. Appelli in questo senso sono stati lanciati da Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia. «Rischiamo di dover sospendere per un periodo ulteriori prenotazioni, perché si tratta di una riduzione consistente», avverte il presidente della Lombardia Attilio Fontana. La Puglia, per esempio, a luglio riceverà circa 730 mila dosi, 400 mila in meno rispetto al 1,1 milioni arrivati tra fine maggio e giugno. Per ovviare ai problemi di approvvigionamento, gli scienziati sono al lavoro sulla produzione di nuovi sieri ma anche sulla rimodulazione delle dosi. E uno studio effettuato su Moderna rivela che basta un quarto della dose attualmente somministrata per generare una risposta immunitaria efficace e duratura.

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Vaccino Moderna, lo studio su Nature

Lo scrive Nature in un articolo che riporta i risultati della ricerca, sottolineando come questa scoperta potrebbe aiutare a far fronte alla grave carenza mondiale di vaccini. Secondo i test effettuati su 35 persone, le due inoculazioni ciascuna con solo un quarto della dose standard del vaccino Moderna hanno dato origine a anticorpi protettivi di lunga durata e cellule T che combattono i virus. Questo indica la possibilità di somministrare dosi frazionarie per aumentare le scorte limitate di vaccini e accelerare lo sforzo di immunizzazione globale. Peraltro non si tratta di una novità nel campo della profilassi: dal 2016 una tale strategia di riduzione della dose ha consentito di vaccinare con successo milioni di persone in Africa e Sud America contro la febbre gialla. Ma nessun approccio simile era stato finora tentato per i sieri anti Covid, nonostante la carenza in gran parte del sud del mondo. «C’è un enorme pregiudizio in merito e questo sta uccidendo le persone», afferma Alex Tabarrok, economista della George Mason University di Fairfax, in Virginia. «Se avessimo fatto a partire il frazionamento da gennaio, avremmo potuto vaccinare decine, forse centinaia di milioni di persone in più».

 

LA DOSE GIUSTA

Nella prima sperimentazione del vaccino a base di mRNA di Moderna, i partecipanti allo studio hanno ricevuto uno dei tre seguenti livelli: 25, 100 o 250 microgrammi. La dose più alta si è rivelata eccessiva, la dose bassa ha suscitato la risposta immunitaria più debole. Quella media sembra invece offrire il miglior equilibrio: innesca una forte immunità e ha effetti collaterali accettabili. La dose da 100 microgrammi, alla fine, è diventata quella autorizzata per l’uso di massa in dozzine di Paesi. Ma gli scienziati di Moderna hanno poi dimostrato che una mezza dose sembra essere altrettanto efficace di quella standard per stimolare la protezione immunitaria. Ai 35 partecipanti allo studio sono state iniettate due dosi di vaccino da 25 microgrammi a distanza di 28 giorni. I loro esami del sangue hanno rivelato che sei mesi dopo la seconda inoculazione quasi tutti avevano anticorpi «neutralizzanti», che impediscono al virus di infettare le cellule, hanno riferito i ricercatori in un’anticipazione pubblicata il 5 luglio.

 

Il loro sangue conteneva anche diverse cellule T, sia cellule killer che possono distruggere le cellule infette, sia una varietà di cellule che aiutano la difesa immunitaria generale. I livelli di anticorpi e di cellule T erano paragonabili a quelli riscontrati nei pazienti contagiati e poi guariti dal coronavirus. «È notevole e promettente il fatto che la risposta immunitaria resista così a lungo», riflette Daniela Weiskopf, immunologa presso l’Istituto di immunologia di La Jolla, in California, e co-autrice dello studio. Corine Geurts van Kessel, virologo clinico presso l’Erasmus University medical center di Rotterdam, è d’accordo: «È una buona notizia. Anche con una dose bassa è possibile sollecitare con successo il sistema immunitario».

EQUITA’

In Belgio una ricerca simile sta confrontando una versione a dose più bassa del vaccino di Pfizer-BioNTech con la dose standard. Weiskopf e il co-autore dello studio Shane Crotty sono tra gli scienziati che preferirebbero attendere i risultati di studi attentamente pianificati per confermare l’efficacia di dosi ridotte prima di introdurle come prassi vaccinale. Ma Sarah Cobey, ricercatrice di malattie infettive presso l’Università di Chicago e co-autrice di un commento di Nature Medicine del 5 luglio a sostegno del frazionamento, non è d’accordo sulla necessità di una raccolta di dati dispendiosa in termini di tempo. «Non dovremmo aspettare così a lungo», insiste. «Le persone stanno morendo e abbiamo precedenti storici per fare ipotesi molto ben ragionate che pensiamo salveranno vite». Secondo un modello elaborato da Alex Tabarrok e altri colleghi economisti, un tale approccio ridurrebbe le infezioni e i decessi legati al Covid più delle politiche attuali «Una mezza dose ora è più utile per una persona non vaccinata di una dose intera tra un anno», sostiene Tabarrok. Il che significa che il frazionamento «è un modo per promuovere l’equità del vaccino».

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