COVID

Vaccini, medici: solo 10 dosi a settimana e malati indietro. AstraZeneca con limiti, poi ad altri

Sabato 6 Marzo 2021
Vaccini, medici: solo 10 dosi a settimana e malati indietro scotti. AstraZeneca con limiti, poi ad altri

Mentre si punta a velocizzare la campagna vaccinale anti-Covid sul territorio nazionale, parte a rilento e non senza difficoltà il coinvolgimento dei medici di famiglia chiamati a contribuire alle vaccinazioni nei loro studi o presso i locali delle asl. Primo problema è la scarsità delle dosi: sono solo 10 a settimana per medico quelle finora arrivate. Ma c'è di più: una situazione anomala, denunciano i camici bianchi, si sta determinando anche rispetto alle categorie prioritarie da vaccinare poichè, nella pratica, stanno rimanendo indietro nelle immunizzazioni proprio i soggetti che ne avrebbero più bisogno, ovvero le persone fragili con patologie. L'impegno e la disponibilità dei medici c'è, spiega all'agenzia Ansa il segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti, ma «bisogna fare i conti con la disponibilità limitata dei vaccini da un lato e con i ritardi delle Regioni dall'altro».

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Al momento, infatti, « solo 10 dosi di vaccino circa a settimana sono disponibili per ogni medico di famiglia nelle regioni in cui si è avviato il coinvolgimento dei camici bianchi nella campagna. In questa prima settimana - afferma - stimiamo in circa 100mila le dosi arrivate ai medici nelle regioni partite. Se altre partiranno nei prossimi giorni, stimiamo per la prossima settimana l'arrivo di 200 mila dosi». Il punto, però, è che sono ancora poche le Regioni in cui è concretamente partita la vaccinazione negli studi medici. Dopo la recente sigla del protocollo nazionale per la partecipazione dei medici, solo in 12 regioni sono stati infatti sottoscritti i necessari accordi regionali.

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Le dosi «sono sicuramente poche - rileva Scotti - ma va sottolineato anche il ritardo delle Regioni negli accordi». Inoltre, il sistema delle vaccinazioni per categorie, avverte, «sta creando paradossalmente una discriminazione nei confronti dei soggetti più vulnerabili, ovvero i soggetti fragili con patologie». Infatti, «dal momento che il vaccino che sembrerebbe più disponibile è AstraZeneca, utilizzabile però solo nella fascia 18-65 anni senza patologie, molte dosi non si stanno utilizzando per la categoria dei vulnerabili ma sono dirottate su altri soggetti meno prioritari». Il risultato, afferma, «è che si stanno vaccinando soggetti più giovani, sia pure di categorie essenziali, ma non i malati cronici che sono molto più a rischio». Per questo, «chiediamo al governo l'immediata tutela dei soggetti fragili e di velocizzare la disponibilità di tutti i vaccini utilizzabili».

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Un appello analogo è rivolto dal presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), Claudio Cricelli, al premier Mario Draghi. Bisogna dare «immediata priorità nella somministrazione dei vaccini anti-Covid alle persone ammalate croniche, con più patologie e sottoposte a più trattamenti. Questa categoria di persone - sottolinea Cricelli nell'appello - è quella che ha dato il maggior tributo ai deceduti nel nostro Paese, oltre il 98%».

Tuttavia, denuncia, «per incomprensibili o prevedibili circostanze, in Italia la campagna vaccinale ha coinvolto soggetti sani, persone giovani, ma non ha ancora lontanamente sfiorato proprio queste categorie di soggetti, che sono invece quelle più sottoposte a contagio e mortalità». Il risultato, ha poi commentato Cricelli, è che «si stanno vaccinando col vaccino AstraZeneca categorie come avvocati o giudici, come in Toscana, ma non i malati, mentre per tale vaccino esistono evidenze di efficacia anche sugli over-65 con patologie».

 

Ultimo aggiornamento: 20:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA