Vaccino, AstraZeneca accelera ma potrebbe curare soltanto gli under 55
di Mauro Evangelisti
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Domenica 13 Dicembre 2020, 22:08 - Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 12:04

Il vaccino di Pfizer (16 milioni di dosi previste per l’Italia nei primi sei mesi del 2021) non basta in un Paese paralizzato dal coronavirus, dove ogni settimana muoiono 4.000 persone. Il 12 gennaio è prevista l’autorizzazione di quello di Moderna, ma l’impatto sarà limitato (5 milioni di dosi nel primo semestre). Servono le 16 milioni di fiale di AstraZeneca su cui si contava già nel primo trimestre. Possibile una soluzione di compromesso per superare l’ostacolo della sperimentazione da completare tra i più anziani: riservare quel vaccino a chi ha meno di 55 anni.

Andiamo per ordine. Sul sito ufficiale dell’Ema (European Medicines Agency) alla voce «Vaccini contro Covid-19» si spiega che sono in fase di valutazione quattro prodotti. L’agenzia dell’Unione Europea scrive che per Pfizer-BioNTech la “rolling review”, traducibile in revisione continua, valutazione dei risultati nel corso della sperimentazione, è iniziata il 6 ottobre e il primo dicembre è partita la «valutazione della domanda di autorizzazione all’immissione in commercio condizionata». Sappiamo che il 29 dicembre ci sarà la risposta, che appare scontata dopo il sì delle agenzie analoghe del Regno Unito e degli Usa. Stessa situazione per Moderna: “rolling review” dal 16 ottobre, valutazione per l’immissione in commercio iniziata il primo dicembre, la riunione decisiva per l’approvazione il 12 gennaio. Ma nella lista ci sono altri due vaccini che interessano da vicino l’Italia: il primo dicembre è iniziata la rolling review per “Ad26.COV2.S”, prodotto da Janssen-Cilag International, gruppo Johnson&Johsnson; l’Italia conta di ricevere nel 2021 53 milioni di dosi, di cui 14 già nel secondo trimestre. Ancora però non c’è la richiesta dell’autorizzazione al commercio, quindi non sappiamo quando ci sarà il via libera, ma è probabile che se ne parlerà a inizio primavera.

Infine, c’è il caso di AstraZeneca: sul vaccino prodotto in collaborazione con Oxford e con l’italiana Irbm, l’Italia nutre grandi speranze. Ha in opzione 40,3 milioni di dosi, ma prevedeva di riceverle tutte già nel primo semestre, addirittura 16 tra gennaio e marzo. Tenendo conto che è un vaccino che non necessità della complicata catena del freddo, è evidente che il successo della sperimentazione sarebbe quanto mai importante. La rolling review è cominciata prima di tutti gli altri (I ottobre), ma ancora non c’è la richiesta di autorizzazione per il commercio. Ma Onofrio Palombella, coordinatore della task force vaccini di AstraZeneca, ha spiegato che a gennaio, se ci sarà il sì dell’Ema, le prime dosi saranno consegnate. Cosa sta succedendo?

Nel corso della sperimentazione c’è stato un contrattempo che si è rivelato in parte fortunato: nella prima somministrazione ai volontari è stata usata solo mezza dose, ma in questo modo si è scoperto che l’efficacia è maggiore. Problema: la sperimentazione con questa strategia modificata (“mezza dose” alla prima iniezione, “dose intera” alla seconda) è stata conclusa con una efficacia al 90 per cento solo tra volontari giovani (under 55), per i più anziani ci sono i risultati per il dosaggio iniziale ma con una efficacia minore (70 per cento, tale da valere l’autorizzazione).

AstraZeneca deve completare la sperimentazione “corretta”, ma per velocizzare i tempi e dunque partire già a gennaio, s’ipotizza una soluzione. Ne ha parlato Guido Rasi, ex direttore dell’Ema, in una intervista a Repubblica: «Il vaccino potrebbe essere autorizzato intanto per gli under 55. I test hanno coinvolto gruppi eterogenei di persone. Può darsi che l’Ema, numeri alla mano, decida che un vaccino è adatto a una certa categoria e lo approvi intanto per quella». La complessa macchina della vaccinazione in Italia potrebbe guadagnare tempo e viaggiare in parallelo: nelle strutture ospedaliere, con la garanzia della catena del freddo, vaccinare con Pfizer operatori sanitari e dipendenti e ospiti di Rsa, poi gli anziani. La prima fornitura da 1,8 milioni di dosi è insufficiente, solo gli ultra ottantenni sono 4,4 milioni e bisognerà aspettare un secondo invio a febbraio.

In parallelo, in modo più agile, si potrà vaccinare con AstraZeneca i più giovani (under 55). Sono meno a rischio, ma la loro immunizzazioni limiterà la circolazione del virus. «Bisogna preparare la macchina organizzativa nel minimo dettaglio, con nomi e cognomi e calendari di chi si deve vaccinare, soprattutto tra i più anziani. Tra coloro che muoiono ogni giorno, ci sono soprattutto settantenni e ottantenni: prima facciamo, più vite salviamo», commenta il professore emerito dell’Università di Firenze, Sergio Romagnani, già docente di Immunologia clinica.
 

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