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Influenza al picco, in una settimana 832.000 casi. I medici: «Coda può essere lunga»

Mercoledì 6 Febbraio 2019
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Influenza al picco, in una settimana 832.000 casi. I medici: «Coda può essere lunga»

Con circa 832.000 casi in una settimana e quasi 4,5 milioni da inizio stagione, l'influenza ha raggiunto il picco di contagi. Ma questo non significa che possiamo dire di aver lasciato il problema alle spalle. La coda influenzale, secondo gli esperti, potrebbe essere lunga, e dovremo attendere almeno la fine di febbraio per iniziare a vedere una consistente riduzione dei contagi. Nella scorsa settimana, secondo quanto riportato dal nuovo bollettino di sorveglianza epidemiologica Influnet, a cura dell'istituto Superiore di Sanità (Iss), il numero di casi di sindrome influenzale è stato ancora in aumento il livello di incidenza ha raggiunto la soglia di intensità «Alta», pari a circa 13,8 casi per mille assistiti.

«Dovremmo aver raggiunto il picco di contagi - spiega Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Iss - in quanto l'aumento dei casi settimanali ha iniziato a rallentare: era quasi raddoppiato tra la terza e la quarta settimana di gennaio, passando da 430mila casi a 725mila, mentre nella quinta settimana sono stati 832mila. Ciò non significa che il virus sparirà subito dalla circolazione, perché bisognerà vedere quanto sarà veloce il declino, e questo dipende anche dalle condizioni meteorologiche: se fa meno freddo e si sta meno in locali affollati, circola meno».

Ancora per un paio di settimana, comunque, il numero dei casi sarà molto alto. «Il declino più consistente - aggiunge - ci sarà a partire dai primi di marzo. La coda influenzale potrebbe essere anche lunga e a fine stagione potremmo anche superare i 6 milioni di casi, quindi ben oltre i 5 preventivati». Se i bambini restano i più colpiti, è negli anziani che il virus provoca più facilmente complicanze, soprattutto di tipo respiratorio. La maggior parte dei 39 decessi e dei 191 casi gravi registrati finora, si sono verificati in persone over 50 anni, e l'84% dei casi risultava non vaccinato. In genere, inoltre, era presente almeno una condizione di rischio preesistente, come diabete, tumori, malattie cardiovascolari, respiratorie o obesità.

A prescindere dai casi gravi, che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva, sono migliaia gli italiani che si sono rivolti al medico, spiega il sindacato dei medici di Medicina Generale (Simmg) Claudio Cricelli. «Gli studi dei medici di famiglia hanno avuto un enorme aumento di affluenza nelle ultime due settimane. Sottovalutata quando si tratta di vaccinarsi, l'influenza in realtà colpisce duro e spesso può avere recidive, perché lascia molto debilitati e pronti a esser contagiati da altri virus come quelli intestinali o respiratori, che spesso convivono in questo periodo».

A subire l'impatto anche i servizi di Emergenza e Urgenza. Da nord a sud Italia, decine negli ultimi giorni sono stati i pronto soccorso in tilt, con accessi raddoppiati e record di chiamate al 118. In particolare disagi sono stati segnalati all'Ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù, in provincia di Como, al policlinico Umberto Primo di Roma e all'Ospedale di Garbagnate Milanese.

Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio, 16:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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