Gravidanza, una diagnosi su 4 è sbagliata: il progetto di secondi esami gratuiti

Giovedì 17 Ottobre 2019
Gravidanza, una diagnosi su 4 è sbagliata: il progetto di secondi esami gratuiti

Una donna su 4 durante la gravidanza riceve almeno una diagnosi di sospetto dell'esistenza di una patologia fetale, come una malformazione o un difetto congenito del nascituro. Numeri alti quelli che gli ultimi studi casistici disponibili rivelano. Anche perchè, in un momento così delicato come quello della gestazione materna, la psiche della donna è più vulnerabile che mai. Il che significa che, nei 9 mesi che dovrebbero essere tra i più belli delle loro vite, un numero enorme di future madri cadono in sofferenza psichica. Salvo poi, fortunatamente, non vedere confermate le loro paure a un nuovo turno di accertamenti, le second opinions, come sono definite dagli operatori sanitari.

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Ecco perchè, a Roma, nei centri Altamedica, è nata Second Opinion. Il progetto mira a mettere, gratuitamente, a dispozione delle gestanti «esperienza, apparecchiature all’avanguardia e know-how scientifico per second opinions in caso di diagnosi di una patologia del bambino», spiega Claudio Giorlandino, ginecologo direttore dell'Italian College of Fetal Maternal Medicine. Per non tralasciare alcun aspetto nel prendersi cura della sensabilità di ogni donna, le consultazione saranno «libere e sincere» sotto i profili etici e morali, lasciando le pazienti libere di «scegliere senza condizionamenti di ordine etico tali da generare sensi di colpa nella coppia genitoriale». 

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La second opinion, osserva sempre Giorlandino, «è una consuetudine molto in voga nei Paesi anglosassoni e sempre più richiesta anche dai nostri specialisti quando si trovano di fronte ad una patologia o solo al sospetto di questa. Sono consultazioni mirate a chiarire il sospetto specifico emerso dalla prima osservazione e tendono a perfezionare la diagnosi o, come spesso accade, ad escluderla. Spesso però sono molto difficili da ottenere, soprattutto in tempi brevi e con esperti della diagnosi prenatale. I centri devono essere ad altissima specializzazione, con migliaia di casi seguiti e risolti».

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