Tachicardia grave, buoni risultati dalla radioterapia al Monzino di Milano

Mercoledì 4 Dicembre 2019
Tirare le 'brigliè del cuore che batte troppo forte, provando a domarlo con la radioterapia. È l'approccio innovativo che a Milano sta sperimentando il Centro cardiologico Monzino (Ccm) in collaborazione con l'Istituto europeo di oncologia (Ieo), nel «primo studio clinico sull'applicazione della radioterapia stereotassica - finora utilizzata in ambito oncologico - al trattamento delle tachicardie ventricolari, forme severe e potenzialmente letali di aritmia. L'arruolamento è aperto e i primi due pazienti sono già stati trattati con ottimi risultati», informano da Ccm e Ieo.

«L'idea di intervenire sui circuiti elettrici del cuore utilizzando una fonte di raggi esterna apre una prospettiva rivoluzionaria nella cura delle tachicardie ventricolari più gravi, che non rispondono alla terapia farmacologica - spiega Claudio Tondo, coordinatore Aritmologia del Ccm - Oggi vengono trattate con l'ablazione transcatetere», attraverso cui «si interviene sul cuore raggiungendo con un catetere le parti che causano l'aritmia. Una volta raggiunto il tessuto aritmogeno, il catetere agisce erogando energia a radiofrequenza, che inibisce il meccanismo della tachicardia impedendo che si manifesti nuovamente. È un intervento molto spesso efficace, ma purtroppo non sempre, e soprattutto non sempre è applicabile. Alcuni pazienti non sono nelle condizioni di essere sottoposti a una procedura invasiva, oppure la natura complessa della loro aritmia impedisce il buon esito dell'intervento. Per queste persone, che ad oggi non hanno una possibilità di cura, la radioterapia ablativa (radioablazione) offre una speranza».
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