Sputnik, come funziona il vaccino russo: in cosa è diverso dagli altri, chi lo adotta e quando arriverà in Italia

Il trasporto dei vaccini Sputnik
di Francesco Padoa
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Lunedì 1 Marzo 2021, 16:52 - Ultimo aggiornamento: 19:54

Nellla corsa mondiale nella produzione di vaccini allunga ancora la Russia con lo Sputnik V anche se deve ancora ricevere l'autorizzazione dell'Ema. Ma la Russia potrebbe allargare la breccia nell'Ue che è stata aperta dall'Ungheria: anche l'Austria ha iniziato a trattare con Mosca per la fornitura del vaccino anti-Covid Sputnik V. Il giorno dopo lo sbarco del farmaco a San Marino, e nonostante le diffidenze di Bruxelles. Con una Commissione europea ancora alle prese con i ritardi nelle forniture dei vaccini approvati dall'Ema, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz si è mosso in autonomia ed ha chiamato Vladimir Putin. I due leader, ha riferito il Cremlino, hanno discusso «la possibilità che la Russia fornisca all'Austria il vaccino Sputnik V» ed anche di avviarne una «produzione congiunta».

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Bruxelles non ha posto il veto al vaccino russo, ma ha sottolineato che ci sono delle regole da rispettare: presentare tutti i dati della sperimentazione e sottoporsi allo scrutinio come gli altri. Tra l'altro, non producendo nell'Ue, ci deve essere un'ispezione dei siti, ha spiegato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Chiarendo, appena pochi giorni fa, che Sputnik non ha ancora fatto richiesta di autorizzazione all'agenzia europea del farmaco.

Lo Sputnik V è stato il primo vaccino anti-Covid certificato nel mondo, lo scorso agosto, mesi prima degli americani Pzifer e Moderna e del britannico AstraZeneca. E prima della conclusione dell'ultima fase di sperimentazione. Il via libera a tempo di record da parte delle autorità russe ha alimentato i dubbi di un'iniziativa propagandistica di Mosca, non fondata su evidenze scientifiche, per accrescere la propria influenza nel mondo attraverso la diplomazia dei vaccinì. Che ha portato lo Sputnik in quasi 40 Paesi (per oltre un miliardi di abitanti), anche nell'Europa orientale e a San Marino. Ma ancora non convince tutti, a cominciare da milioni di cittadini russi: diversi sondaggi indipendenti hanno certificato come in molti non sarebbero disposti a presentarsi per la somministrazione. E all’appello manca anche Vladimir Putin, che ufficialmente non si è sottoposto al vaccino in quanto sconsigliato dai medici visto che deve fare ancora la profilassi contro l’influenza e lo pneumococco.

Una motivazione che sembrerebbe convincere poco, con Putin che ha dichiarato di avere intenzione di vaccinarsi al Covid soltanto a fine estate, quando sono in programma diversi viaggi.  Si parla quindi molti mesi dopo che è stato approvato il vaccino Sputnik come adatto agli ultrasessantenni dal ministero della Salute russo. E poi avrebbe spiegato che non vuole «fare la scimmia davanti alle telecamere». Il senso è che al presidente russo non piace molto mostrarsi a favor di camera come un testimonial, lo farebbe sentire un pagliaccio. Il tutto mentre il presidente definisce lo Sputnik V «il miglior vaccino al mondo».

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Una campagna di soft power, in stile cinese, portata avanti dai russi in una fase di tensione massima con l'Occidente dopo il caso Navalny. Ora però lo Sputnik ha acquisito maggiore credibilità anche nella comunità scientifica e l'autorevole rivista Lancet lo ha giudicato «efficace e sicuro» al 91,6%. E' la rivincita russa dopo tanto scetticismo occidentale sul suo vaccino - giustificato in parte dalla fretta con cui il Cremlino ha voluto tagliare il traguardo, lo scorso agosto, nella corsa all'immunizzazione. La campagna di commercializzazione dello Sputnik V a quel punto prende il volo e si moltiplicano i Paesi dove viene registrato. Si tratta di un vaccino che va somministrato in dose doppia (a 21 giorni di distanza una dall'altra) e può essere conservato a una temperatura tra i 2 e gli 8 gradi centigradi. Oltre che in Russia, è prodotto in India, Corea del Sud, Brasile e Kazakistan, ed ha un costo di circa 10 dollari a dose. Sputnik andrà approvato e soprattutto validato con una visita ispettiva sulla qualità di produzione dall'Ema. I contatti sono stati avviati, ma il dossier per la registrazione non è ancora stato consegnatoIn base allo studio su Lancet, Sputnik è ritenuto un preparato ottimo, nuovo e intelligente, con risultati di efficacia eccellenti, ma c'è poca trasparenza di accesso ai dati. Le autorità regolatorie richiedono una documentazione aggiuntiva sulla qualità e sulla sicurezza prima di poter dare via libera.

Dal Lazio arriva un grosso sostegno affinché Sputnik riceva l'autorizzazione. «Se l'Europa è in ritardo sulle coperture vaccinali - dichiara l'Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato - in parte è dovuto anche alle burocrazie che rallentano i processi di autorizzazione dei nuovi vaccini. Nessuno chiede che non vi siano le giuste ed opportune verifiche degli standard qualitativi, ma si sta chiedendo di accelerarle e soprattutto di evitare le pastoie burocratiche». «Ad esempio a quanto ci risulta il vaccino russo Sputnik V si è già sottomesso alle valutazioni di EMA, ma c'è un certo ritardo nelle procedure di presa in carico - prosegue D'Amato - . Nella situazione attuale sarebbe utile che AIFA prendesse in esame la possibilità di autorizzare in emergenza il vaccino Sputnik V così come ogni altro vaccino che si sta già utilizzando in larga parte del mondo. Oggi l'obiettivo è mettere in sicurezza le nostre comunità».

Sul vaccino Sputnik V in Italia «non occorre avere fretta, aspettiamo l'Ema», sottolinea l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di medicina personalizzata, facendo il punto sull'attuale situazione epidemiologica, intervento nel dibattito su un'accelerazione all'uso del vaccino russo in Italia. «A fronte di dati scientificamente ineccepibili dai quali traspare, oltre che un'indiscutibile efficacia, anche un'affatto trascurabile buona tollerabilità del vaccino Sputnik frutto di un'apprezzabile innovazione biotecnologica, non si può non considerare il fatto - avverte Minelli - che i riscontri relativi ai buoni esiti della sperimentazione pure registrati a Mosca siano stati validati da una sola autorità regolatoria e siano stati ottenuti sottoponendo a vaccinazione i componenti di una sola etnia. Quest'ultimo aspetto può essere facilmente superabile per la Repubblica Ceca etnicamente assimilabile alla Russia. Un po' meno per l'Italia laddove, tra l'altro, lo scenario della pandemia sembra essere al momento dominato dal tema varianti, sul cui impatto non si conoscono gli effetti del preparato del Gamaleya Institute». «Aspetterei, per questo, le autorizzazione dell'Agenzia europea per i medicinali - afferma Minelli - in grado di rassicurarci anche e soprattutto sulle caratteristiche del materiale genetico trasportato dai vettori, per poi dare il via libera a questo atteso ulteriore strumento di immunizzazione», conclude.

 

Bruxelles e molte cancellerie, inclusa Berlino, ne hanno preso atto con favore, insistendo però sulla richiesta di trasparenza da parte dei russi, prima di autorizzarne la commercializzazione. I dubbi degli europei sullo Sputnik, del resto, non si sono dissolti. La stessa von der Leyen si è chiesta come mai i russi stiano distribuendo milioni di dosi all'estero se non hanno ancora vaccinato l'intera popolazione. Mosca, in verità, una breccia tra i 27 l'ha già aperta, sfruttando i ritardi nelle forniture delle altre compagnie farmaceutiche alla Commissione, a cui gli Stati membri hanno affidato il coordinamento. Come detto è stata l'Ungheria a incrinare l'unità europea: ha dato l'ok a Sputnik ed al cinese Sinopharm e punta a diventare il Paese Ue con il più alto tasso di vaccinati. Ma se lo strappo di Budapest può essere considerato come un'ennesima spia delle tensioni tra Bruxelles e il leader nazionalista (e filo-russo) Viktor Orban, l'iniziativa dell'Austria, Paese più solidamente ancorato all'Ue, potrebbe avviare un effetto domino, aprendo una corsa al liberi tutti nell'approvvigionamento dei farmaci anti-Covid.

Il tema vaccini è stato al centro del primo Consiglio Ue a cui ha partecipato il neo premier Mario Draghi, che ha chiesto di accelerare con le immunizzazioni e di essere rigorosi con le aziende inadempienti. Anche l'Italia, se lo ritenesse necessario, potrebbe anticipare l'Ema con l'autorizzazione nazionale di un vaccino, ha ricordato l'ex dg dell'Aifa Luca Pani. In questo modo però, ha sottolineato, si aprirebbe un «fronte che potrebbe mettere in difficoltà i Paesi europei meno ricchi e meno organizzati». Chi non ha dubbi è invece il leader della Lega Matteo Salvini: «San Marino ha cominciato a curare la popolazione coi vaccini comprati in Russia, e andrà avanti con i vaccini comprati in Israele. Visto che l'Europa non manda quanto promesso, sarebbe giusto che anche il governo italiano, in attesa di avviare un'auspicata produzione nazionale, cercasse all'estero quello che serve per combattere il Covid: la salute dei cittadini non ammette altri ritardi, sprechi o errori».

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