Salute, Pascali: «Basta disastri estetici, no a chirurgia low cost»

Mercoledì 30 Gennaio 2019
Basta con «i finti specialisti del ritocco e la chirurgia low cost». Basta con «il lifting della pausa pranzo, la chirurgia senza bisturi, i fili miracolosi che sollevano». A mettere in guardia dall’improvvisazione e l’incompetenza, alla base di disastri estetici a cui poi dover porre rimedio con un nuovo intervento riparatore, è Michele Pascali, docente di Chirurgia plastica all’Università di Roma Tor Vergata, alla luce anche di numeri sempre più preoccupanti: «Gli insuccessi, secondo la letteratura scientifica più accreditata, oscillano in linea generale dal 10% al 35% circa dei casi». «Secondo i dati ufficiali Isaps (International Society of Aesthetic Plastic Surgery), nel 2017 il numero totale degli interventi chirurgici con finalità estetiche è aumentato del 4% - elenca Pascali - e l’Italia si posiziona al quinto posto nel mondo, dietro solo a Usa, Brasile, Giappone e Messico. Ma se nella maggioranza dei casi si ottiene l’effetto sperato, molti interventi si rivelano mal riusciti e dai risultati disastrosi, con conseguenze invalidanti sia sotto il profilo fisico che psicologico».

I numeri sono allarmanti: «Fino al 36% di pazienti si sottopone a un intervento correttivo dopo una mastoplastica additiva, fino al 20% riaffronta una rinoplastica di revisione per correggere i danni causati dalla prima, fino al 30% gli insuccessi nella blefaroplastica estetica, ovvero la chirurgia di ringiovanimento delle palpebre». Per l’esperto, «se rapportiamo queste percentuali al numero di interventi che vengono eseguiti ogni anno in Italia (54.045 mastoplastiche additive, 45.270 blefaroplastiche estetiche, 26.880 rinoplastiche) ci rendiamo conto di quanto sia impressionante il numero di pazienti insoddisfatti in cerca di una seconda chance». «È facilmente intuibile - prosegue Pascali - che nel prossimo futuro la chirurgia secondaria diventerà sempre di più un problema importante nella nostra società. Ma come evitare tutto ciò? Innanzitutto - spiega il coordinatore scientifico del master in Chirurgia plastica ed estetica della faccia dell’Università di Tor Vergata - diffidare dei finti specialisti e della chirurgia low cost. Rivolgersi sempre a medici specialisti nel settore, che partecipino in maniera continuativa a corsi di aggiornamento e congressi, e non esitare a chiedere allo specialista quanti interventi di quel tipo esegua di routine, con casistica e risultati ottenuti. In campo internazionale stanno nascendo molti corsi di chirurgia secondaria e, proprio in questi giorni, ne è stato attivato uno anche in Italia (https://advancedfacesurgery.com)». Insomma, il consiglio è «diffidare delle pubblicità che si leggono su internet o su qualche giornale - rimarca Pascali - anche perché un intervento di chirurgia estetica non si vende! Occorre prima di tutto fare una corretta diagnosi, capire quello che un paziente desidera, analizzare il modo in cui il paziente vive e percepisce il suo difetto estetico. Solo dopo si può indicare la giusta terapia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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