ASTRAZENECA

Quanto rischiamo di morire ogni giorno? Lo calcola il micromort (che esclude i vaccini)

Martedì 13 Aprile 2021 di Maurizio Ridolfi*
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Maurizio Ridolfi

*Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio e medico di famiglia a Roma. In questa rubrica racconta l'esperienza  di un dottore che combatte la pandemia sul campo

Avete mai sentito parlare del “micromort”?
Dietro questa parola un po’ inquietante si nasconde una unità di misura statistica
ideata sul nascere degli anni ’80 alla Stanford University che esprime una probabilità
di morte su un milione. In pratica permette di identificare, per ogni azione che
compiamo, quale sia la probabilità infausta di passare a miglior vita. Per esempio,
compiere un viaggio in automobile di circa 400 km ci espone ad un micromort,
ovvero una probabilità di morte su un milione.


Ma perché vi sto parlando di tutto ciò?
E’ ormai da quasi un mese che l’informazione sui vaccini AstraZeneca (e da oggi anche su quello Johnson&Johnson)  sta quotidianamente scompaginando ogni certezza ed entusiasmo sugli stessi, basandosi su dati di incidenti trombotici occorsi prevalentemente nel sesso femminile in una particolare fascia di età. In più l’azienda produttrice e soprattutto gli enti scientifici regolatori, nazionali ed internazionali, hanno mostrato un comportamento ondivago ed incerto che ha causato giustificate insicurezze nei cittadini, indecisi sul da farsi.

Eppure, mai come in questo momento, sarebbe indispensabile accelerare sulle
vaccinazioni, senza se e senza ma, indipendentemente dal quale, dal come, dal
quando.
Gli eventi avversi collegati al vaccino AstraZeneca, tuttora oggetto di studio per
definirne con accuratezza eventuali nessi di causa-effetto, sono stati numericamente
molto rari. Parliamo di 86 casi di trombosi, di cui 18 fatali, su 25 milioni di
somministrazioni (dati EMA). I casi fatali sono stati quindi inferiori alla probabilità
statistica di morire per un incidente stradale percorrendo 400 km in automobile,
eppure penso che nessuno di noi abbia mai pensato di rinunciare ad un viaggio
temendo una probabilità così bassa.


E se vogliamo restare in ambito di patologia trombotica non fatale, l’uso di una
pillola contraccettiva ormonale porta ad un rischio di trombosi 6,2 donne ogni
10.000, ovvero 620 donne ogni milione (dati AIFA).
Questi dati non debbono svilire in alcun modo il riferimento alla sacralità della vita di
ogni essere umano sacrificandolo sull’altare dei grandi numeri ma debbono altresì
invitare a riflettere sull’utopia del “rischio zero”.

Non è assolutamente possibile alcun atto medico e, soprattutto, alcun atto della
nostra vita che non porti con sé un sia pur minimo rischio. A fronte di ciò, ci
dobbiamo però chiedere quale possa essere il prezzo della rinuncia alla vaccinazione
o un suo ritardo e quale costo in termini di vite umane tutto questo comporti. Forse,
in questo senso, ci può essere d’esempio l’esperienza della Gran Bretagna, ancora tre
mesi fa pecora nera d’Europa, che ora ci guarda dal basso dei numeri dei suoi
decessi dopo aver vaccinato a tappeto la popolazione prevalentemente con il
vaccino AstraZeneca.
Pensare quindi al micromort può aiutarci a razionalizzare i rischi che
quotidianamente corriamo nella nostra vita ed a prendere le giuste decisioni in
questo momento cruciale della nostra esistenza.
 

Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA