Torino, i medici ricostruiscono la mandibola ad una donna utilizzando il suo osso perone

Martedì 18 Giugno 2019
Torino, i medici ricostruiscono la mandibola ad una donna utilizzando il suo osso perone

Una delicata operazione di microchirurgia ha ricostruito la mandibola di una paziente da una porzione di osso del suo perone (osso della gamba). È successo ieri, lunedì 17 giugno, a Torino all'Istituto di Candiolo. La donna è finita sotto i ferri per asportare una metastasi al viso e di conseguenza una parte della mandibola. Grazie all'intervento potrà recuperare la piena funzionalità della mandibola, tornando a mangiare e parlare normalmente.

L'intervento è stato portato a termine dal professor Fu-Chan Wei, direttore del Dipartimento di Chirurgia Plastica Ricostruttiva del Chang Gung Memorial Hospital di Taipei, in collaborazione con le équipe torinesi. Il chirurgo taiwanese, considerato un pioniere della microchirurgia moderna, ha all'attivo 26mila interventi, di cui 1.600 di ricostruzione mandibolare mediante fibula rivascolarizzata.

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La soluzione è arrivata con l'integrazione di una parte del perone della donna, utilizzata come lembo ricostruttivo, e trasferita per sostituire la parte malata. Il delicato intervento al microscopio ha poi permesso di rivascolarizzare il tessuto, collegando nervi e vasi sanguigni dello spessore di un millimetro. La paziente potrà avere una vita normale: «L'osso che abbiamo tolto dalla gamba non ne pregiudica la funzionalità», spiega Wei.

L'intervento è avvenuto in collaborazione con i chirurghi di Torino, guidati dal professor Giovanni Succo, direttore Chirurgia oncologia cervico-cefalica a Candiolo. Wei ha trascorso due giornate all'istituto nella provincia di Torino, dove ha tenuto lezione agli specializzandi del nord-Italia, aprendo una finestra sul futuro della microchirurgia in ambito post traumatico e post trattamento oncologico. «L'intervento si inserisce nel processo di internazionalizzazione della ricerca e dell'applicazione di protocolli chirurgici ricostruttivi volti al massimo rispetto della qualità di vita dei pazienti oncologici, fortemente voluta dall'istituto di Candiolo», spiega Succo.

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«Dieci anni fa alcuni nostri collaboratori hanno frequentato l'università di Taipei per apprendere la microchirurgia. Oggi questa tecnica è una realtà sempre più utilizzata, che ci permette di miniaturizzare gli approcci chirurgici». Accessi chirurgici nascosti dall'attaccatura dei capelli o della barba, ma anche utilizzando le aperture naturali, come la bocca: «L'obiettivo - spiega Succo - è sempre più quello di una chirurgia senza cicatrici, per garantire la guarigione senza pagare tributi estetici o funzionali».

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