Gioco d'azzardo, 800mila a rischio. Lo psichiatra: «Così il gruppo li guarisce»

Lunedì 17 Novembre 2014 di Carla Massi
«La vera scommessa è quella di guarire chi soffre di gioco patologico. Chi non riesce a sottrarsi al brivido dell'azzardo». Luigi Janini, professore di Psichiatria all'università Cattolica Policlinico Gemelli è da anni impegnato nella cure delle dipendenze. Come quella degli scommettitori patologici. Storie tristi, storie difficili da raccontare, storie che portano le persone a distruggere, oltre il conto in banca, anche i rapporti familiari e l'autostima.
La vicenda dello showman Marco Baldini che ha deciso di abbandonare la trasmissione con Fiorello (nonostante non giochi più dal 2008, è perseguitato dai creditori) per «una questione di dignità», ha riportato alla ribalta il dramma pubblico-privato di chi è dipendente dal gioco.

Una malattia, da noi, in continuo aumento: a rischio ludopatia sono circa 800mila italiani. I giocatori problematici, potenziali vittime, sono quasi il 2% della popolazione. Molti giovani e giovanissimi, anche se la fascia d'età più coinvolta è quella tra i 40 e i 50 anni. Persone incapaci di restire all'impulso e all'urgenza di scommettere.

«E' più facile che succeda a persone che sono alla ricerca di sensazioni forti - spiega Janiri - In ospedale abbiamo organizzato ad uno specifico programma di terapie di gruppo per disintossicarsi. Si sta male se non si scommette e si hanno crisi di astinenza come per le droghe e l'alcol. Negli adulti come nei ragazzi under 25 che sono sempre di più nei nostri ambulatori. Nel 50% dei casi per guarire dalla dipendenza è necessario seguire una terapia di almeno un anno». Si tratta di un gruppo di riabilitazione sul modello degli Alcolisti Anonimi, un cosiddetto gruppo di auto-aiuto. In crescita il gioco tra le donne.

E l'aiuto arriva anche da quei gruppi e movimenti d'opinione, sono sempre di più, che alzano la voce perché venga varata una vera legge che limiti il gioco d'azzardo, perché sia contingenatto il numero delle slot machine nei diversi quartieri o nelle varie città. L'ultimo a presentare la sua campagna è don Armando Zappolini. «Bisogna smascherare l'idea - dice - che il gioco d'azzardo è neutro, non pericoloso, che si vince facilmente. Non c'è nessun gioco, nessun divertimento, è una trappola. I numeri dicono che si perde, che è tutta un'illusione». La sua campagna, formata da un cartello di associazioni e organizzazioni, “Mettiamoci in gioco”. Ultimo aggiornamento: 18 Novembre, 20:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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