Covid, gene raddoppia i rischi di morte per insufficienza polmonare. Studio Oxford: ecco chi è più esposto

Incidenza del 60% nell'Asia meridionale, del 15% in Europa

Covid, gene raddoppia i rischi di morte per insufficienza polmonare. Studio Oxford: ecco chi è più esposto
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Venerdì 5 Novembre 2021, 13:53 - Ultimo aggiornamento: 16:17

Un gene sarebbe responsabile del raddoppio dei rischi di insufficienza polmonare, e conseguente morte, nelle patologie legate al Covid. È il risultato di un lavoro condotto dai ricercatori dell'Università di Oxford. Lo riporta il Guardian, sottolineando che secondo lo studio la versione ad alto rischio del gene è presente nel 60% delle persone provenienti dall'Asia meridionale contro un dato di gran lunga inferiore - il 15% - delle persone di origine europea.

I dati in Regno Unito e Asia meridionale

Dopo aver messo in evidenza come i vaccini confermino il ruolo fondamentale anche nella riduzione di questi rischi, lo studio di Nature Genetics «fa luce sul motivo per cui alcune comunità nel Regno Unito e nell'Asia meridionale sono a maggior rischio di Covid, ma non lo spiega completamente». Basandosi su un precedente lavoro genetico, i ricercatori hanno utilizzato una combinazione di intelligenza artificiale e una nuova tecnologia molecolare per individuare il gene esatto - chiamato LZTF1 - responsabile dell'aumento dei rischi. E hanno evidenziato «che la versione rischiosa del gene sia presente in circa il 2% delle persone di origine afro-caraibica e nell'1,8% delle persone di origine orientale». Secondo il responsabile della ricerca, il professor James Davies, la scoperta «che il gene rischioso non colpisce allo stesso modo tutte le popolazioni è molto importante».

L'approfondimento dello studio

Un altro lavoro aveva già consentito, in precedenza, di individuare un tratto di Dna sul cromosoma 3 responsabile del raddoppio dei rischi di morte causa Covid per gli adulti sotto i 65 anni. Tuttavia gli scienziati non avevano ancora individuato il meccanismo esatto né il preciso cambiamento genetico responsabile di questi maggiori esiti nefasti. A fare luce è ora lo studio pubblicato su Nature Genetics da parte del team guidato dai professori James Davies e Jim Hughes dell'MRC Weatherall Institute of Molecular Medicine dell'Università di Oxford: "L'aumento del rischio è dovuto a una differenza nel Dna che fa da interruttore per l'attivazione di un ben preciso gene". Il team ha addestrato un algoritmo di intelligenza artificiale per analizzare enormi quantità di dati genetici da centinaia di tipi di cellule di tutte le parti del corpo, per dimostrare che è probabile che il segnale genetico influenzi le cellule del polmone. 

La ricerca e i meccanismi di funzionamento del gene

Il professor Hughes ha dichiarato: "Il sospetto riguardava altri geni, ma sorprendentemente i riscontri hanno individuato come responsabile del meccanismo un gene poco considerato e chiamato LZTFL1 causa l'effetto". In base alla ricerca, il gene impedirebbe alle cellule che rivestono i tessuti delle vie aeree e i polmoni di rispondere adeguatamente all'aggressione del virus, In compenso, non influisce sul sistema immunitario, per cui le persone portatrici di questa versione del gene dovrebbero rispondare normalmente ai vaccini. Da parte sua, il professor Davies ha aggiunto: "Fondamentale è il modo in cui il polmone risponde all'infezione. Questo è importante perché la maggior parte dei trattamenti si è concentrata sul cambiamento del modo in cui il sistema immunitario reagisce al virus".

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