Emicrania: “colpa” di poco sonno e turni di lavoro, rivoluzione nelle terapie con gli anticorpi monoclonali

Venerdì 31 Maggio 2019
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L'attesa di un attacco di mal di testa può essere un incubo. «I pazienti spesso cercano di evitare quei fattori che associano all'arrivo del dolore. C'è chi chiama in causa i dolci, un particolare tipo di vino, o il formaggio. E lo elimina dalla dieta per un pò, trovando all'inizio qualche beneficio. Peccato però che dopo un pò l' emicrania ritorni». Parola di Messoud Ashina, neurologo dell'University of Copenhagen (Danimarca), che dal 13esimo Congresso dell'European Headache Federation (Ehf) in corso ad Atene punta il dito su due elementi: «Mancanza di sonno e turni di lavoro sballati. In questo caso - assicura - non abbiamo dubbi che favoriscano gli attacchi». 

 
Nuove 'armì in arrivo capaci di dimezzare gli attacchi di emicrania. Presentati ad Atene i risultati dello studio
'Focus', in via di pubblicazione, su fremanezumab, anticorpo monoclonale Teva che si lega al peptide correlato al gene della calcitonina, legato alla patogenesi dell' emicrania. Il trial di fase III è stato realizzato su circa 840 pazienti, suddivisi tra soggetti con emicrania cronica (più di 15 episodi mensili) ed episodica (meno di 15). Tutti erano risultati refrattari ad almeno 2 classi terapeutiche di farmaci preventivi (betabloccanti, anticonvulsivanti, antiepilettici, calcioantagonisti, antidepressivi). Lo studio è proseguito per 12 settimane ed è emersa «una riduzione significativa
dei giorni di emicrania mensili, con una sovrapponibilità delle due modalità di somministrazione, mensile e trimestrale», hanno detto gli esperti.

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