Coronavirus, il virologo: «Con la fase 2 prepariamoci a dei mini-focolai anche sui luoghi di lavoro»

Coronavirus, il virologo: «Con la fase 2 prepariamoci a dei mini-focolai anche sui luoghi di lavoro»
di Valentina Arcovio
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Martedì 14 Aprile 2020, 07:22 - Ultimo aggiornamento: 20:36

«Continua a rallentare la crescita dei nuovi contagi, ma siamo ancora lontani dal punto in cui si può mollare la presa». È così che il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell'Università degli Studi di Milano, commenta il nuovo bollettino diffuso ieri sera dalla Protezione Civile.

Professore, possiamo parlare di trend positivo quando il numero dei morti è ancora così alto, più di quello del giorno prima?
«Sì è vero, i decessi sono aumentati rispetto a quelli registrati il giorno precedente. Ma queste morti sono il segno di infezioni pregresse e non possono dirci molto su quale sia l'attuale trend di diffusione del virus. A parte la Lombardia, con Milano, Cremona e Brescia che continuano a registrare un numero abbastanza elevato di casi, nel resto delle regioni di Italia la situazione mi pare piuttosto positiva. I contagi rimangono bassi e stabili, anche nel Lazio. Non dimentichiamoci, inoltre, che nell'ultimo periodo vengono effettuati molti più tamponi rispetto a prima e questo consente di intercettare un numero maggiore di casi. Inoltre, credo che anche in quest'ultimo bollettino il dato più bello che possiamo leggere è la riduzione del ricoveri in terapia intensiva».

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Come mai, nonostante tutte le misure restrittive prese, siamo ancora così lontani dalla fine di questa emergenza?
«In realtà le misure restrittive che sono state prese non hanno come obiettivo quello di eliminare definitivamente il virus. L'unica cosa che possono fare è quello di mitigare la diffusione del virus e spalmare le infezioni nel tempo, in modo da dare agli ospedali la possibilità di garantire a tutti i malati le migliori cure. Insomma, l'obiettivo di questa quarantena è impedire il collasso degli ospedali e, in particolare, delle terapie intensive».

Allora cosa finalmente metterà fine a questa clausura?
«Quello che farà scattare le scelte politiche relative alla fase 2 sarà proprio il numero di ricoveri in terapia intensiva. Più posti letto inizieranno a essere disponibili, maggiori garanzie di cure avranno i cittadini e, di conseguenza, si potrà pensare di allentare le misure restrittive».

Quindi, l'obiettivo del «zero contagi» è utopistico?
«Anche quando scatterà la fase 2, cioè quando verranno gradualmente riaperte le attività, ci saranno certamente nuovi casi. Sarà in quel momento che dovremo dimostrare di essere bravi e di aver imparato dagli errori. Non appena verranno fuori dei focolai sarà fondamentale spegnerli subito, rintracciando ogni singolo caso positivo e i suoi contatti».

Piccoli focolai saranno inevitabili quindi?
«Probabilmente sì. I contatti intra-familiari, quelli lavorativi, quelli nell'Rsa, per citarne qualcuna, sono tutte possibili fonti di contagio. Quindi, bisognerà tenere sempre alta la guardia».

Si prevedono nuovi focolai con la riapertura di librerie e negozi per bimbi in alcune regioni?
«Diciamo che questa riapertura sarà un buon banco di prova per vedere quello che succederà. Immaginiamo le nostre attività come tanti rubinetti, da domani potremo vedere che effetto farà riaprirne qualcuno. Del resto, primo o poi dovremo far ripartire il paese. I costi sociali ed economici sono già molto alti».

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