CORONAVIRUS

Coronavirus, il virologo: «Non possiamo sapere se chi atterra da noi è stato contagiato»

Venerdì 24 Gennaio 2020 di Valentina Arcovio

«Non possiamo avere la totale certezza che i passeggeri e l'equipaggio atterrati ieri a Fiumicino da Wuhan non siano stati contagiati dal nuovo coronavirus cinese». Per Giovanni Maga, direttore del laboratorio di Virologia Molecolare presso l'Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia, i soli controlli sanitari effettuati ieri mattina in aeroporto sono una misura necessaria e utile, ma non ci danno completa garanzia.

Professore, da dove deriva questa incertezza?
«Dal fatto che non sappiamo nulla sul periodo di incubazione del nuovo coronavirus cinese. Possiamo ipotizzare che prima dell'apparizione dei primi sintomi possano volerci alcuni giorni, forse un paio o anche di più. Questo significa che se uno dei passeggeri avesse contratto l'infezione uno o due giorni prima del volo, potrebbe esser risultato sano ai controlli in aeroporto e poi manifestare la malattia dopo qualche giorno. I sintomi sono quelli tipici dei coronavirus: febbre, difficoltà respiratoria, polmonite».

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È stato imprudente far atterrare quel volo ieri in Italia?
«Non dico questo. Ma dal punto di vista scientifico non possiamo escludere l'eventualità che qualcuno dei passeggeri o dell'equipaggio sia stato infettato dal coronavirus. Per questo sono stati disposti i controlli sanitari ed è stata disposta la tracciabilità di ogni persona che era sul volo».

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Cosa intende per tracciabilità?
«Ai passeggeri sono state richieste informazioni su tutti i movimenti fatti e che faranno dopo il loro arrivo. In questo modo, nell'eventualità che qualcuno di loro manifesti la malattia, sappiamo quali movimenti hanno fatto e dove si trovano».

Di fronte a focolai come questo del nuovo coronavirus cinese, ha senso limitari i voli?
«In alcuni casi sì. Tant'è che la città di Wuhan, da cui è partito tutto, ha predisposto il blocco dei voli e dei treni.
E per l'appunto quello di ieri era l'ultimo volo da Wuhan in Italia. Dall'altro canto l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non ha dichiarato, almeno per il momento, l' emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Per cui non viene raccomandata la chiusura dei voli».
 


L'Oms non ritiene che la situazione sia o possa diventare grave?
«La verità è che mancano ancora elementi sufficienti per decidere. Le evidenze al momento non sembrano giustificare pienamente lo stato di emergenza. Il virus si trasmette da uomo a uomo, ma apparentemente con moderata efficienza».

In che senso?
«Se si paragona l'infezione dal nuovo coronavirus alla normale influenza che in questi giorni mette a letto milioni di italiani si capisce subito la differenza. Può causare sintomi gravi, ma per ora sembra con bassa frequenza. Si parlava di 18 vittime su un numero di infezioni reali che supera sicuramente il migliaio. Qualcuno parla addirittura di migliaia di casi. Cioè sembra che la maggior parte delle persone guarisca. Però la situazione evolve rapidamente e potrebbe farlo anche il virus, per cui bisogna aspettare di avere a disposizione informazioni più precise, quantomeno per capire l'andamento dei contagi».

Ci sono precedenti simili?
«Siamo di fronte a un coronavirus nuovo. Sappiamo che questi agenti patogeni non sono nuovi a fare apparizioni improvvise. È ancora vivo il ricordo dell'epidemia di Sars, originatasi sempre in Cina, che nel 2003 ha colpito diverse migliaia di persone, diffondendosi grazie agli spostamenti in aereo in diverse regioni del mondo e causando circa 800 vittime. Nel 2012, nelle regioni del Medio Oriente, è comparso un altro coronavirus, battezzato MERS-CoV, che al momento circola in 27 nazioni del mondo, sebbene l'80% dei casi sia concentrato in Arabia Saudita, e ha causato circa 2500 casi di infezione con oltre 800 decessi. Questo non significa però che il nuovo coronavirus avrà lo stesso andamento dei suoi predecessori. Solo il tempo ce lo dirà».

Ma da dove vengono questi virus?
«Uno studio su 2019-nCoV suggerisce che sia il risultato di un rimescolamento di geni tra un virus dei pipistrelli e uno dei serpenti. E' solo un'ipotesi, ma è piuttosto probabile che il virus mutato circolasse nei serpenti, note prelibatezze della cucina cinese. Ed è probabile che dalla manipolazione di animali per il consumo umano sia passato all'uomo».
 

Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 07:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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