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Marburg, i sintomi da tenere sotto controllo del virus simile all'Ebola: dalla febbre ai dolori muscolari

La diagnosi può comportare delle difficoltà, perché i sintomi sono simili ad altre malattie infettive

Marburg, i sintomi da tenere sotto controllo del virus simile all'Ebola: dalla febbre ai dolori muscolari
3 Minuti di Lettura
Domenica 10 Luglio 2022, 19:47 - Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 08:01

Marburg torna a far paura. I due casi in Ghana hanno scatenato le reazioni in tutta Europa. Il virus è una febbre emorragica rara, ma grave. È stato riconosciuto per la prima volta nel 1967, quando si sono verificati simultaneamente focolai nei laboratori di Marburg (Germania) e Francoforte, e a Belgrado, in Jugoslavia (ora Serbia). Trentuno persone si ammalarono, inizialmente lavoratori di laboratorio seguiti da diversi membri del personale medico e familiari che li avevano assistiti. Sette morti in tutto.

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Marburg, i primi sintomi

Febbre, brividi, mal di testa e mialgia (dolori muscolari). Sono questi i sintomi di Marburg che si manifestano nei primi 21 giorni. Intorno al quinto giorno può verificarsi un'eruzione maculopapulare, più prominente sul tronco (torace, schiena, stomaco). Possono comparire nausea, vomito, dolore toracico, mal di gola, dolore addominale e diarrea.

I sintomi possono diventare poi sempre più gravi e possono includere ittero, infiammazione del pancreas. Ma anche grave perdita di peso, delirio, shock, insufficienza epatica, emorragia massiccia e disfunzione multiorgano.

 

Le difficoltà nella diagnosi

La diagnosi di Marburg può comportare delle difficoltà, perché i sintomi sono simili ad altre malattie infettive (come la malaria o la febbre tifoide) o febbri emorragiche virali che possono essere endemiche nell'area (come la febbre di Lassa o l'Ebola). Ma è un virus altamente mortale: con una percentuale compresa tra il 23 e il 90%.

Incubato da un pipistrello

L'ospite del virus Marburg è il pipistrello della frutta africano, Rousettus aegyptiacus. Una volta infettati, non mostrano segni evidenti di malattia. L'animale è frequente in tutta l'Africa. E ata l'ampia distribuzione più aree sono potenzialmente a rischio di focolai. Casi umani in Europa sono rari. Nel 2008, un turista olandese ha sviluppato il virus dopo essere tornato nei Paesi Bassi dall'Uganda: e successivamente è morto. Nello stesso anno un viaggiatore americano si è contagiato dopo essere tornato negli Stati Uniti dall'Uganda. Entrambi i viaggiatori avevano visitato una famosa grotta abitata da pipistrelli della frutta in un parco nazionale.

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