Varianti, non solo Alfa e Delta: ecco quelle che preoccupano e perché

Varianti, non solo Alfa e Delta: ecco quelle che preoccupano e perché
di Francesco Malfetano
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Sabato 3 Luglio 2021, 09:50 - Ultimo aggiornamento: 5 Luglio, 08:56

La variante Delta è già al 22,7%, l'Alfa resta dominante (57,8%), la Gamma (ex brasiliana) è in crescita all'11,8% mentre né Beta (ex sudafricana) né Kappa (sottovariante della Delta) nè tantomeno la nuova Epsilon (scoperta in California) sono invece state rilevate. La fotografia scattata ieri dall'Istituto superiore della sanità della diffusione, al 22 giugno, in Italia delle varianti del Sars-Cov-2, è l'immagine plastica di come si muova un virus. E di come le mutazioni possano far rapidamente lo scenario di un'epidemia perché, cambiando, spesso evolvono la loro capacità di trasmettersi o anche di evitare la risposta immunitaria del vaccino.

Varianti del virus, strategie e vaccini

Non a caso, anche presentando il report di ieri, l'Iss ha rimarcato come i sequenziamenti siano un'arma fondamentale per non farsi cogliere impreparati. Osservare da vicino il virus infatti permette di adeguare le strategie di contenimento ed, eventualmente, aggiornare le piattaforme vaccinali.

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Al momento sono 11 le varianti sotto osservazione del virus Sars-CoV-2 e, di queste, a preoccupare di più sono 5, tutte diffuse ormai in decine di Paesi di tutto il mondo. Si tratta di quelle inserite dalll'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e i Centri per il controllo delle malattie (Cdc) degli Stati Uniti nel gruppo delle VoC (Variant of Concern), cioè delle mutazioni oggette di preoccupazione, e sono Alfa, Beta, Gamma e Delta. In aggiunta a queste però, c'è l'ultima arrivata: Epsilon. Ancora inclusa nel gruppo delle varianti sotto osservazione, le cosiddette VoI (Variants of Interest), ma considerata particolarmente temibile perché pare essere capace di inibire l'efficicacia dei vaccini. A completare l'elenco poi ci sono anche Eta (trovata per la prima volta in Nigeria), Theta (Filippine) e Kappa (India e Colombia). Oltre a quelle «oggetto di monitoraggio»: Lambda (Perù), Iota (Usa), Zeta (Brasile).

LE VARIANTI
La più diffusa in ogni caso resta ancora Alfa (B.1.1.7), identificata nell'ottobre 2020 in Gran Bretagna, è diventata dominante in tutto il mondo sostituendo la versione precedente del virus Sars-CoV-2 grazie alla capacità di trasmettersi con un'efficienza maggiore del 50% rispetto ad essa. Secondo i dati aggiornati alle ultime 4 settimane della banca internazionale Gisaid, che raccoglie le sequenze dei virus, la sua diffusione in Italia è del 53,5%. Poco di più invece per l'Iss: 57,8%. A seguire, per diffusione mondiale, c'è Beta (B.1.351), identificata invece Sudafrica, e anch'essa capace di diffondersi con un'efficienza maggiore del 50% rispetto al virus originario, soprattutto tra i giovani. Dopo le preoccupazioni destate qualche mese fa però, questa mutazione sembra aver affievolito il suo impatto. Tant'è che in Italia - secondo la banca dati Gisaid - non si sono rilevate nuove segnalazioni nelle ultime 4 settimane. 

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A preoccupare gli esperti poi c'è Gamma (P.1). Identificata all'inizio del 2021 in Giappone e poi in Brasile, è guardata con attenzione a causa di tre mutazioni, indicate con le sigle: N501Y, E484K e K417T, coinvolte nell'efficacia con cui il virus si lega al recettore Ace2 delle cellule umane. Secondo i dati Gisaid nelle ultime 4 settimane la sua diffusione in Italia è stata del 7,3% (in crescita per l'Iss oltre 11); ed è la variante prevalente, al 22 giugno, nella regione Lazio. La più nota e sorvegliata invece è Delta (B.1.617.2). Identificata in India, si è rapidamente diffusa in un centinaio di Paesi grazie alla grande efficienza con cui si trasmette, stimata fra il 50% e il 60% superiore rispetto alla variante Alfa. Ha già determinato una nuova impennata di casi e il conseguente inasprimento delle misure di contenimento nel Regno Unito, in Israele, in Portogallo, in Russia, in Tunisia e in Australia. 

 

Nonostante sia fortunatamente inibita dal completamento del ciclo vaccinale (entrambe le dosi quindi), preoccupa perché - stando agli studi eseguiti dal Nhs, il servizio sanitario britannico - avrebbe un tasso di ospedalizzazioni doppio rispetto alla variante originaria. Infine, l'ultima arrivata, Epsilon (B.1.427). Identificata in California, è ancora poco diffusa in Europa (meno di 100 casi) e sono solo due quelli rilevati in Italia secondo Gisaid. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Science dai ricercatori dell'Università di Washington, a Seattle, si tratta a tutti gli effetti una delle varianti da tenere sott'occhio. A destare preoccupazione infatti sono le caratteristiche della sua proteina Spike, l'artiglio molecolare con cui il virus si aggancia alle cellule, che comprende ben tre mutazioni che la renderebbero resistente agli anticorpi, sia a quelli generati dal vaccino, sia a quelli generati dall'infezione. 

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La ricerca pubblicata su Science e guidata da Matthew McCallum, dell'Università di Washington a Seattle, indica che questa variante ha sulla proteina Spike tre mutazioni che la rendono resistente agli anticorpi. Solo 2 i casi rilevati in Italia, secondo Gisaid.

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