Variante Delta, Galli: «Circola tra i giovani e in tanti neanche se ne accorgono»

Variante Delta, Galli: «Circola tra i giovani e in tanti neanche se ne accorgono»
di Mauro Evangelisti
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Giovedì 19 Agosto 2021, 21:42 - Ultimo aggiornamento: 20 Agosto, 15:14

«Siamo in pieno agosto, mi perdoni ma io tutta questa corsa a farsi il tampone o tutte queste file per i test non le vedo. Certo, non c’è dubbio: i positivi asintomatici sono molti di più di quelli che emergono dai numeri ufficiali. Però non sono pessimista per l’autunno, si fidi dei vaccini». Il professor Massimo Galli, infettivologo e primario dell’ospedale Sacco di Milano, lo sta ripetendo da giorni: «Nel guardare la curva dei contagi da Covid, bisogna chiedersi quanto siano attendibili i dati a disposizione in questo particolare periodo dell’anno, agosto, con molta gente in ferie». Però, a lui che era stato sempre descritto come un esponente del partito dei pessimisti, questo fa dire che in autunno non ci sarà un disastro per l’effetto moltiplicatore del contagio. «Si fidi dei vaccini, stanno funzionando e stanno funzionando bene», ripete.

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Perché ritiene che i 7.000 infetti che troviamo ogni giorno siano una fotografia molto parziale della diffusione del virus? «Ma non c’è dubbio che la quantità di persone contagiata sia più alta da quella che emerge dai numeri ufficiali. Oggi abbiamo a che fare con una variante, la Delta, che si trasmette con estrema facilità. E che si diffonde molto tra i giovani, che sono in gran parte asintomatici e dunque, spesso, non si accorgono neppure di essere stati contagiati. Poi il periodo dell’anno che stiamo vivendo, le ferie, il mese di agosto... ma davvero lei vede file di persone che vanno a fare i test?».

No, però è anche vero che per viaggiare in un altro Paese, se non sono vaccinato, il test antigenico lo devo fare. «Ma sì, questo in parte è vero. Poi però se le vacanze le faccio in Italia non serve il tampone».

Tanti positivi, inconsapevoli, rischiano di fare esplodere il contagio al ritorno dalle ferie? «Prima di tutto dobbiamo renderci conto che non è finita, che la pandemia sta continuando e che ci sono ancora troppe persone non vaccinate. Arrivando all’età in cui c’è un vaccino autorizzato, dobbiamo immunizzare anche giovani e giovanissimi. E nelle scuole, in caso di focolai, dovremo intervenire con nuovi tipi di test, senza stare troppo a discutere per mesi sulla loro attendibilità, perché poi l’unica alternativa è non fare nulla, e non va bene. Detto questo, se vacciniamo, ancora di più di quanto abbiamo fatto, soprattutto i cinquantenni e i sessantenni, allora la situazione sarà sotto controllo. Guardi gli ospedali, i ricoverati più gravi sono soprattutto gli infettati non vaccinati. E c’è anche un altro elemento che ci può aiutare...».

Quale? «L’alto numero di persone che in Italia hanno superato l’infezione, magari senza saperlo. L’esperienza ci insegna che in casi di reinfezione, con conseguenze gravi, sono estremamente rari. Ci sono anche degli studi a dimostrarlo. Poi, io resto dell’idea che non ha senso vaccinare chi è già stato infettato».

Viene da pensare: tra la protezione garantita dai vaccini e quella su cui possono contare coloro che hanno superato l’infezione, forse non ha più senso preoccuparsi del numero dei nuovi casi positivi. «Non è così, siamo ancora lontano da questa possibilità, perché ancora è troppo alta la fetta di popolazione che non è stata vaccinata. Potremo arrivare a quel tipo di sistema, che tiene conto solo dei ricoveri, nel momento in cui avremo messo in sicurezza quella fetta di persone a rischio che si ostina a non vaccinarsi. D’altra parte, lo stiamo vedendo: in quelle regioni dove il tasso di vaccinazioni è più basso, stanno aumentando ogni giorno il numero dei ricoveri. In modo considerevole».

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