Variante Delta, Galli: «Il peggio è passato, ma il vaccino agli under 12 è fondamentale»

Variante Delta, Galli: «Il peggio è passato, ma il vaccino agli under 12 è fondamentale»
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Mercoledì 11 Agosto 2021, 13:13 - Ultimo aggiornamento: 19:53

«In autunno non credo avremo la pressione dello scorso anno perché le persone più a rischio di fare una brutta malattia sono vaccinate» ha detto a Sky Tg24 Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, ospite di «Buongiorno». «Ma avremo comunque molte più infezioni di quanto si pensi perché molti si stanno infettando in maniera asintomatica, come i giovani. Il virus sta circolando parecchio, troppo. Anche se il peggio è passato per un paese come questo» ha spiegato.

Variante Delta, Galli tra vaccini e terza dose

 

«Il vaccino per gli under 12 è fondamentale perché, con la riapertura delle scuole, la diffusione fra i bambini fa da elemento di diffusione incoercibile. In altre parole, senza aver vaccinato tutta la popolazione, bambini compresi, la possibilità di contenere il fenomeno diventa complicata», ha proseguito. «Poi, bisognerà vedere se il futuro non ci riservi, come è probabile che sia, la necessità di un vaccino aggiornato alle varianti che circolano adesso per poter veramente combattere la malattia». L'immunizzazione, ha ricordato Galli, è fondamentale a tutte le età. «I 50enni che ancora non si sono vaccinati bisogna convincerli dicendo loro che se si aspetta di scamparla grazie al vaccino degli altri, con la variante Delta in circolazione possono lasciar perdere questa speranza. Infatti, è talmente diffusiva che può raggiungere anche persone che hanno attorno molti vaccinati».

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Terza dose - Per decidere su una eventuale terza dose del vaccino anti Covid bisognerebbe introdurre un test degli anticorpi per verificare se la protezione è ancora alta. «Si dovrebbe fare quello che si sarebbe dovuto fare da tempo se non ci si fosse impastoiati in una visione piuttosto burocratica del problema - ha spiegato Galli -. Noi che facciamo i medici, e che siamo in contatto costante con persone fisiche che possono avere certi problemi, ci stiamo battendo da tempo perché in determinate situazioni si possa applicare e ufficializzare l'utilizzo della misurazione degli anticorpi. Non saranno in assoluto il miglior test del mondo, ma da questo punto di vista sono il miglior test disponibile per vedere se uno ha avuto una risposta e poi se questa risposta la mantiene».

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Il problema, ha sottolineato l'esperto, riguarderà tra non molto gli operatori sanitari. «D'accordo che basta un tratto di penna per decidere che non scade a nove mesi ma scade a un anno, e che quando passa l'anno scade a tredici mesi, il problema viene risolto in modo burocratico e non scientifico. Ma a nove mesi o a un anno dalla vaccinazione andrebbe comunque capito se chi si è vaccinato ha ancora una risposta oppure no. Altrimenti non se ne esce, anche perché tra breve tutto il personale sanitario italiano è posto davanti al problema se fare o no la terza dose alla cieca, visto che i risultati disponibili sono modesti e l'utilità è tutta da discutere». 

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