Vaccino, la terza dose è necessaria? Regno Unito già al via, Italia pronta con le forniture

Vaccino, la terza dose è necessaria? Regno Unito già al via, Italia pronta con le forniture
di Francesco Malfetano
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Lunedì 5 Luglio 2021, 09:54 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 09:26

Ad oggi l'Italia ha vaccinato, almeno con la prima dose, circa 33 milioni di cittadini (il 56,5%). Di questi poco più di 20 milioni possono considerarsi immuni. Tuttavia, con le varianti del SarsCov2 che preoccupano e il fatto che per alcuni siano passati già 7-8 mesi dalla prima iniezione, non è affatto detto che tanto quest'ultimo 33% di italiani quanto coloro che riceveranno la seconda dose da qui a settembre non dovranno sottoporsi ad una terza somministrazione. Quella della terza dose infatti, è un'ipotesi che pian piano sta assumendo sempre maggiore consistenza. Non a caso nei giorni scorsi il commissario per l'Emergenza Francesco Paolo Figliuolo ha tenuto a sottolineare che non solo «Ci stiamo pensando» ma anche che «Abbiamo fatto con il ministero della Salute delle opzioni di acquisto». È chiaro però, come sottolineato dallo generale a capo della campagna vaccinale della Penisola, che dovrà «essere poi la scienza a dirci dopo quanto tempo e se deve essere inoculato il richiamo, noi siamo pronti e ci stiamo attrezzando».

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LE AZIENDE: I VACCINI AD MRNA E ASTRAZENECA
In realtà però, al momento, non è che ci sia l'assoluta certezza che il richiamo del richiamo sarà necessario. Al netto delle opposizioni ideologiche di qualcuno e dei timori di qualcun altro, ad esempio a non esserne convinte sono le due aziende farmaceutiche statunitensi al centro della nostra campagna con i loro vaccini mRna. Pfizer/BioNTech e Moderna da tempo stanno analizzando la possibilità ma, per ora e quindi rispetto alle mutazioni del virus note, non sembrerebbe essercene bisgono. «I nostri studi dimostrano che la vaccinazione dell’uomo basata su sieri a mRna contro Sars-CoV-2 induce una risposta cellulare GC B persistente, consentendo la generazione di una robusta immunità umorale». Una posizione confermata anche dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis che, in uno studio pubblicato su Nature, hanno confermato come la protezione offerta dai vaccini Pfizer/BioNTech e Moderna attivi dei meccanismi di copertura durevoli - dovuti a “centri germinali” nei linfonodi per mezzo quali il sistema immunitario riesce a proteggersi meglio dalle nuove infezioni in arrivo - tanto da poter non avere bisogno della terza dose aggiuntiva di siero e da fornire una migliore copertura contro le varianti.
Discorso un po' diverso per quanto riguarda AstraZeneca. Una terza dose del Vaxzevria, il nome del vaccino anglo-svedese, somministrata almeno sei mesi dopo la seconda non solo aumenta di sei volte i livelli anticorpali e mantiene la risposta delle cellule T, quanto determina soprattutto una maggiore attività neutralizzante contro le varianti Alfa, Beta e Delta. Si tratta delle conclusioni di una ricerca studio dell’Università di Oxford (ancora in via di pubblicazione su “Lancet”) per la quale inoltre sia la seconda dose sia la terza sono causa di minori reazioni avverse rispetto alla prima. 

IL CASO GRAN BRETAGNA
Ed è forse per questo che il governo britannico e il servizio sanitario nazionale (Nhs) nei giorni scorsi hanno già dato il proprio via libera alla terza dose del vaccino anti Covid a partire da settembre. Il richiamo ulteriore, raccomandato dagli esperti del Joint Committee on Vaccination and Immunisation, mira a rafforzare e preservare l'immunità anche di fronte a possibili varianti, in un Paese che com'è noto ha fatto ampio ricorso proprio al vaccino di AstraZeneca. Tant'è che ne avranno diritto tutti gli ultracinquantenni residenti nel Regno Unito e le persone più giovani cui sia già stata prescritta in passato la vaccinazione anti-influenzale. La campagna, da completare entro inizio inverno, inizierà a partire dai pazienti vulnerabili e in totale coinvolgerà diversi milioni di persone. Una posizione simile è stata peraltro già assunta anche dalla Turchia e dalla Repubblica Dominicana. 

E L'ITALIA? FARÀ LA TERZA DOSE?
Come già spiegato da Figliuolo, l'Italia si sta già muovendo sul fronte degli approvvigionamenti e si farà trovare pronta nel caso l'immunità di gregge (o meglio il raggiungimento dell'immunizzazione completa dell'80% della popolazione) entro fine settembre non dovesse più sembrare necessaria. I fattori da tenere in considerazione sono due: oltre alle temibili varianti che già imperversano in alcune zone d'Europa, bisogna tenere d'occhio i tempi. Nonostante le rassicurazioni non è infatti noto quanto duri l'immunità. Per cui chi ha ricevuto il vaccino a gennaio o a febbraio, potrebbe essere a breve non più coperto dalla risposta anticorpale. In altre parole, per ora la terza dose non è una certezza, ma dagli studiosi è ritenuta una probabile necessità.
Le due preoccupazioni peraltro (varianti e tempi) sono al centro dell'importante studio COV-Boost dello University Hospital Southampton NHS Foundation Trust. Una ricerca che si sta occupando di sette diversi tipi di vaccino testati come terza dose per comprendere quali siano più efficaci come ulteriore richiamo in base al farmaco ricevuto in prima e seconda battuta. 

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