Vaccino, Vaia: «Meglio ripeterlo ogni anno. Ma passeremo un Natale più sereno»

Il direttore del centro romano: l'indice Rt si sta abbassando, prima o poi i contagi diminuiranno

Vaccino, Vaia: «Meglio ripeterlo ogni anno. Ma passeremo un Natale più sereno»
di Camilla Mozzetti
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Giovedì 2 Dicembre 2021, 06:39 - Ultimo aggiornamento: 06:43

«Come Paese dobbiamo spingerci oltre arrivando a fare il richiamo una volta l'anno, esattamente come avviene per il vaccino antinfluenzale». Per Francesco Vaia, direttore dell'Istituto nazionale di Malattie infettive Lazzaro Spallanzani il traguardo per uscire dall'emergenza della pandemia da Covid è vicino. I vaccini, le misure di protezione - come le mascherine, reintrodotte all'aperto in moltissime città - rappresentano un binomio vincente ma è necessario anche comprendere che il Sars-Cov-2 sì, muta ma «come avviene sovente nelle code delle pandemie anche in maniera benigna».

Professor Vaia, partiamo dall'ultima variante Omicron e dall'attività di analisi che lo Spallanzani sta portando avanti. Questa mutazione quanto ci deve preoccupare?
«Abbiamo messo in campo, d'intesa con i colleghi del Sudafrica, una task force e nel primo appuntamento di martedì abbiamo visto i dati che i colleghi ci hanno trasmesso».

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E cosa dicono?
«Questa variante probabilmente potrebbe sostituire il virus così come si è manifestato fino ad ora. È già successo con la variante Alfa e poi con la Delta, nulla di eccezionale. In Italia ci sono pochissimi casi e dal confronto che abbiamo avuto con i colleghi sudafricani si manifesta in una maniera non grave dal punto di vista clinico, ovvero non è più patogena rispetto alle precedenti varianti e - cosa più importante - sembrerebbe anche non sfuggire al vaccino».

Per fugare ogni perplessità: il vaccino contrasta gli effetti della malattia ma non elimina al momento il virus e dunque quanto è dirimente fare la terza dose?
«Il vaccino non serve solamente od esclusivamente a prevenire la malattia grave ma anche, seppur in misura limitata, la contagiosità. Bisogna parlare chiaro agli italiani: la terza dose va fatta perché aumenta la nostra capacità di produzione anticorpale fino al 96% rispetto alla malattia ma anche rispetto al contagio. In questo momento bisogna salvare le persone».

Richiamo a cinque mesi ma alcuni prima vogliono sapere quanti anticorpi sono rimasti e dunque eseguono un'analisi sierologica per capire se possono rimandare. È giusto?
«È saggio fare il richiamo alla scadenza dei cinque mesi. La sierologia ha avuto una sua grande efficacia e ci è servita in determinati momenti ma pensare a sierologie di massa è un errore né abbiamo un cut-off, ovvero un punto alto, rispetto al quale in base agli anticorpi presenti posso decidere di rimandare il richiamo. Anzi, la terza dose rafforza l'esistente e allunga nel tempo la difesa ma dobbiamo spingere per andare un po' oltre e arrivare alla dose di richiamo annuale».

Un vaccino paragonabile a quello antinfluenzale, aggiornato in base alle varianti che da un emisfero all'altro vengono a crearsi ogni inverno, è corretto?
«Assolutamente sì, questa è la strada. Ora il punto è arrivare a chiudere l'emergenza, aggiornando i vaccini e arrivando a farci la dose annuale con la stessa logica dell'antinfluenzale. La vaccinazione non deve essere un dramma. Dobbiamo adottare misure che facciano delle famiglie le nostre alleate. Con il sorriso e con il buon senso. Ne usciremo, ci siamo».

Quando dice ci siamo quale orizzonte vede davanti a lei?
«I numeri si possono anche torturare ma dicono sempre la verità, l'indice Rt si sta abbassando e questo significa che dovremmo avere anche una riduzione dei contagiati. Noi Spallanzani non facciamo più il bollettino quotidiano perché non ha più nessun senso, molti contagiati sono asintomatici. Le misure hanno funzionato, se ci crediamo andiamo avanti, ci stiamo arrivando gradualmente tenendo presente che i nostri ospedali sono a un terzo delle capacità soprattutto in Terapia intensiva».

 

L'identikit del paziente di Terapia intensiva è cambiato?
«Resta prevalentemente quello di una persona non vaccinata. Coloro che sono in Terapia intensiva e sono vaccinati o sono persone molto anziane o hanno altre patologie. La persona sana e giovane difficilmente si ammala gravemente con il Coronavirus».

Il 6 dicembre scatta il super Green pass. Perché non si è arrivati all'obbligatorietà?
«Sono del parere che bisognava ampliare la fascia dell'obbligo vaccinale a tutte le persone che hanno rapporti con il pubblico. Detto ciò, dopo le misure attuali le vaccinazioni sono aumentate, preferirei che le persone si convincessero e non fossero costrette, ma dal punto di vista tecnico mi interessa che ci vacciniamo non come ci arriviamo».

Che Natale ci aspetta? Possiamo incontrarci, partire, festeggiare?
«Possiamo e dobbiamo fare tutto se ci vacciniamo e usiamo le precauzioni. Il virus è con noi ma lo stiamo uccidendo».

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