Vaccino, i sanitari no-vax ci ripensano: le dosi per salvare la paga. Chi non si immunizza sarà sospeso

Vaccino, i sanitari no-vax ci ripensano: le dosi per salvare la paga. Chi non si immunizza sarà sospeso
di Lorenzo De Cicco e Alessia Marani
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Domenica 4 Aprile 2021, 00:57 - Ultimo aggiornamento: 17:33

Miracoli dell’obbligo vaccinale: ora che rischiano la sospensione o il demansionamento, i sanitari no-vax ci hanno ripensato. E hanno iniziato a bersagliare di telefonate i centralini delle Asl, da Roma alla Liguria, all’Umbria. Tutti al grido di: metteteci in lista per la puntura. «Da tre giorni è un continuo di chiamate», racconta Simona Ursino, direttrice della Prevenzione per l’Asl Roma 4. «Da quando il decreto è stato pubblicato in gazzetta ufficiale, vogliono tutti vaccinarsi. C’è chi mi telefona addirittura sul cellulare privato: dottoressa, ho cambiato idea... Gente che due mesi fa non ne voleva sapere, nonostante i nostri appelli». Dal Lazio alla Campania, tanti distretti sanitari stanno riaprendo le prenotazioni. Per permettere a chi aveva rigettato la prima iniezione, tra gennaio e febbraio, di mettersi in pari con l’obbligo appena varato dal governo.

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IL DECRETO

Il decreto di giovedì mette all’angolo chi rifiuta il vaccino e lavora in ospedali, cliniche private e case di riposo. I no-vax rischiano «la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio», si legge nel testo. Chi non si mette in regola può essere trasferito ad altre «mansioni, anche inferiori», quindi pagate di meno, ma potrebbe pure rimanere senza stipendio «fino al completamento del piano vaccinale». Anche per tutto il resto del 2021. Ecco perché, a parte pochi pervicaci no-vax, tanti altri si scoprono improvvisamente meno dubbiosi e chiedono di avere una seconda chance. C’è un problema, perfino etico, se vogliamo: in un momento in cui le fiale scarseggiano, è giusto dare la dose, come categoria prioritaria, a chi l’ha voluta evitare la prima volta? Il Lazio a breve riaprirà le prenotazioni per i no-vax.

 

«Queste persone riserveranno un appuntamento sul portale come tutti gli altri - fa sapere l’assessore alla Sanità della giunta Zingaretti, Alessio D’Amato - non ci sarà una lista a parte». «Di sicuro non passeranno davanti agli ultra-ottantenni - spiega Giorgio Casati, il direttore generale dell’Asl Roma 2, la più popolosa d’Italia - anche se naturalmente i sanitari non saranno vaccinati per fasce d’età: stiamo parlando comunque di persone che lavorano a contatto con malati e anziani, è nell’interesse dei pazienti immunizzarli».

I NUMERI

Stando ai numeri del governo, le dosi somministrate agli «operatori sanitari e socio-sanitari», calcolando anche i richiami, sono 3.056.561. Non ci sono numeri ufficiali sui no-vax, ma secondo diverse stime sarebbero almeno 140mila: circa 40mila tra medici e infermieri, dove la percentuale di adesione alla campagna è alta, supera il 96%, e tanti, tantissimi addetti delle Rsa e delle case di riposo. Quasi 100mila. In questa categoria, oltre il 40% avrebbe detto no al vaccino, a inizio anno. Ora, la conversione. Per non perdere il posto. In Liguria l’hub regionale di Genova, al policlinico San Martino, è stato subissato di richieste da parte degli “ex” no vax. Molti si stanno presentando per sottoporsi all’iniezione. All’Asl Napoli 1 spiegano che «stanno arrivando molte nuove adesioni, anche se abbiamo già vaccinato più del 90 per cento dei sanitari».

 

«La Ausl Romagna - racconta Vittorio Sambri, responsabile dell’hub di Cesena - ha dato 7 giorni a chi finora non si è vaccinato per dichiarare le proprie motivazioni. Dopodiché inizieremo a convocarli. Ma la propensione, ormai, è quella di aderire». In Umbria, la linea delle prenotazioni per i sanitari non ha mai chiuso. «Anche i pochi non vaccinati ora stanno provvedendo - dice Massimo D’Angelo, commissario dell’unità di crisi Covid - a maggior ragione dopo il decreto». A riprova dell’efficacia del vaccino, è arrivato ieri uno studio dello Spallanzani. L’analisi certifica che tra gli operatori sanitari il tasso di positività è passato dal 6,9% della settimana 18-24 gennaio, quando le punture in corsia erano all’inizio, all’1,8% nella settimana 15-21 marzo. 

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