Vaccini, tagli a forniture Pfizer e fuga da AstraZeneca: la campagna rallenta, prime dosi dimezzate

Vaccini, la campagna rallenta: prime dosi ormai dimezzate
di Mauro Evangelisti
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Martedì 29 Giugno 2021, 22:07 - Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 12:01

La corsa dei vaccini sta rallentando. Buona parte delle somministrazioni sono concentrate sui richiami, questo significa che una fetta importante della popolazione dovrà aspettare prima di iniziare il percorso verso l’immunizzazione. Per luglio è stato confermato il taglio del 30 per cento delle dosi consegnate da Pfizer (le aveva anticipate a giugno) e le Regioni ora rischiano di rinviare prenotazioni già concesse. Ecco, mentre ogni giorno viene ripetuto che la variante Delta può essere fermata solo dal completamento delle vaccinazione di più persone possibile e nonostante il fatto che il terzo trimestre dovesse essere quello della spallata finale al Covid grazie a un’abbondanza di fiale, ci stiamo accorgendo che l’estate porta a un rallentamento.

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CONFRONTO
L’assessore alla Salute dell’Emilia-Romagna, Raffaele Donini, è il coordinatore della sanità all’interno della Conferenza delle Regioni. Spiega: «Siamo preoccupati, come le altre Regioni, per il calo dei quantitativi di luglio. Speriamo che possano giungere elementi di certezza dal confronto nazionale, assicurando la somministrazione delle seconde dosi ed evitando il rischio di rinviare parte delle prenotazioni per la prima che al momento ancora esiste». Dal Lazio, la Regione in cui, in percentuale, più cittadini sono stati vaccinati, conferma l’assessore alla Salute, Alessio D’Amato: «Noi potremmo essere costretti a rinviare di una settimane le prenotazioni che avevamo assegnato tra l’11 e il 18 luglio. Il commissario Figliuolo ha ridotto a 50 mila dosi giornaliere il nostro target che era a 60 mila, è evidente che un problema di forniture esista. A questo si aggiunge il fatto che molte Regioni, ma non il Lazio per la verità, si stanno affidando solo a Pfizer e Moderna. Sarebbe necessario ottenere un anticipo delle forniture previste nell’arco dell’intero terzo trimestre». Secondo Donini accelerare, invece di frenare, con le vaccinazioni, servirebbe a raggiungere anche chi ha tra i 12 e i 18 anni, con l’obiettivo di garantire a settembre un ritorno a scuola in sicurezza. «Deve passare un principio - dice l’assessore emiliano-romagnolo - mai più Didattica a distanza per i ragazzi vaccinati».

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Ma cosa raccontano i numeri a proposito della frenata della corsa alla vaccinazione? Premessa: il piano vaccinale del commissario, per fine luglio, prevedeva che il 60 per cento degli italiani fossero immunizzati; oggi siamo al 30 e appare difficile che in quattro settimane si raddoppi la percentuale. Non solo: la media giornaliera dell’ultima settimana è stata di 542mila iniezioni, in quella precedente era a 539mila, andando a ritroso ancora si era a 547mila. Insomma, siamo in una fase di stagnazione, non di accelerazione. Eppure ci si aspettava a un’estate ricca di dosi a disposizione. Con una aggravante: le Regioni stanno usando AstraZeneca solo per i richiami perché gli over 60 non ancora vaccinati non lo vogliono; anche Johnson&Johnson ormai viene somministrato pochissimo, il 40 per cento è fermo nei frigoriferi. «Questo è inspiegabile - dice D’Amato - noi stiamo usando J&J, se andate a verificare il report dell’Aifa sulle reazioni avverse dei quattro vaccini, è quello che in percentuale ha meno segnalazioni. Impostare una campagna vaccinale, di fatto, su un unico vaccino, Pfizer, ci porterà inevitabilmente come Paese a un rallentamento».

RICHIAMI
Il fisico Francesco Lucchetta ha realizzato un grafico per mostrare come nelle ultime settimane le prime dosi si siano fermate. «Eravamo arrivati anche a 500 mila, ora sono crollate a 250 mila al giorno» spiega su Twitter. Questo, alla lunga, può rappresentare un problema. Va detto che, per arginare la variante Delta che ha mostrato di aggirare la sola prima dose, l’Italia ha deciso di ridurre il tempo di attesa del richiamo. Ma questo ha avuto come effetto collaterale una clamorosa frenata delle prime somministrazioni. Con il rischio, presto, di scoprire che una fetta significativa della popolazione a settembre non avrà neppure cominciato il percorso vaccinale.
 

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