Vaccino Covid, Garattini: «Sull’efficacia non ci sono dubbi. Il pericolo? Sono gli scettici»

Vaccino Covid, Garattini: «Sull efficacia non ci sono dubbi. Il pericolo? Sono gli scettici»
di Marco Esposito
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Giovedì 10 Dicembre 2020, 03:25 - Ultimo aggiornamento: 11:42

Il vaccino è finalmente in arrivo. Silvio Garattini, 92 anni, decano dei farmacologi italiani e presidente dell’istituto di ricerca Mario Negri, spiega quando potremo parlare di “effetto gregge” e vedere una schiarita.
«Bisognerebbe essere indovini di certo tutto il 2021 dovremo tenere la guardia alta».


La sua prudenza non rischia di scivolare nel pessimismo?
«Vedo due pericoli in questa fase. Quello degli scettici, di chi non vuole vaccinarsi: un terzo degli italiani è orientato ad aspettare. Ma c’è anche il pericolo di chi pensa: “Ci sono i vaccini, è tutto risolto”. Anche questo atteggiamento è grave».
Non tutto è risolto, però il vaccino c’è.
«Stiamo vedendo i primi passi della vaccinazione in Gran Bretagna, la gestione del vaccino non è facile. La temperatura di conservazione sotto zero, i tempi di somministrazione ristretti, una seconda dose a distanza di 21 giorni... Insomma, visti i precedenti dell’organizzazione in Italia essere prudenti mi sembra doveroso».


Però ci sono diverse tipologie di vaccino in arrivo...
«Infatti. Ma vorrei che fosse chiaro che per mesi dovremo seguire le misure di protezione. Poi, piano piano, si potrà tornare a una vita normale. All’inizio non ci saranno neppure dosi necessarie per il personale sanitario, e non non potremo fare vaccinazioni di massa».


Ma sull’efficacia cosa pensa?
«I dati ci danno speranza. Il vaccino è efficace non solo perché produce anticorpi ma perché riduce sensibilmente l’impatto della malattia».
In Gran Bretagna è emerso il tema degli effetti collaterali...
«I tempi sono ancora ristretti per fare una valutazione, però non sembrano essere gravi. Certo, c’è molto da studiare, da valutare con uno stretto monitoraggio da parte dei medici britannici».
Iniziando dopo, in Italia potremo avvalerci della loro esperienza. Nel frattempo cosa fare?
«Informazione. Siamo in una fase in cui tutti parlano di tutto, ingenerando una grande confusione. Tocca al governo avviare una vera e propria campagna pubblicitaria, di informazione per spiegare che il vaccino è un bene comune ma non sarà subito disponibile per tutti. Dobbiamo mantenere comportamenti prudenti per non tenere sotto pressione il sistema sanitario. Serve equilibrio».
Non la sorprende che tanti tipi di vaccini siano arrivati simultaneamente al traguardo?
«No. I vaccini sono piuttosto simili e i tempi ravvicinati sono dovuti alla sburocratizzazione del sistema, che ha permesso di guadagnare molti mesi. È stata importante anche l’ampia disponibilità di finanziamenti sia pubblici sia privati. Non era mai successo che la produzione iniziasse mentre ancora era in corso lo studio. Se fosse andata male, si sarebbe dovuto buttare tutto. Ma questo ha permesso di stringere i tempi».

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La partenza anticipata dei britannici è un effetto della Brexit?
«In un certo senso sì. Si sono autorizzati da soli mentre noi dobbiamo aspettare il via libera dell’Ema, l’agenzia del farmaco».
In Europa arriveranno anche vaccini cinesi e russi?
«Per farlo i produttori dovrebbero chiedere l’autorizzazione all’Ema, appunto. Ma non risulta che lo abbiano fatto».
Potrebbe arrivare, magari con un colpo di genio, un vaccino made in Italy?
«Qualcuno ci sta provando ma sono troppo indietro. Non c’è da sorprendersi però. Noi abbiamo la metà dei ricercatori rispetto agli standard europei».

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