Vaccino Covid, AstraZeneca ritarda: ad aprile metà iniezioni. ​J&J non arriverà prima di maggio

Vaccino Covid, AstraZeneca ritarda: ad aprile metà iniezioni. J&J non arriverà prima di maggio
di Mauro Evangelisti e Gabriele Rosana
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Domenica 14 Marzo 2021, 00:19 - Ultimo aggiornamento: 11:37

Aprile doveva essere il mese del riscatto. A fronte di un andamento lento della campagna vaccinale, non paragonabile ai numeri raggiunti da Israele, Regno Unito e Usa. Si diceva: arriveranno molte più dosi, potremo accelerare. Anche le chiusure che scatteranno da domani, con gran parte dell’Italia che finisce in zona rossa, dovevano favorire l’imminente accelerazione delle iniezioni. Non sarà così, quando meno non nella misura auspicata. Rispetto alle previsioni si va verso un dimezzamento delle fiale. Johnson&Johnson è in ritardo, AstraZeneca taglia ancora (e la Ue minaccia di bloccare i pagamenti).

RITARDO

Andiamo per ordine. Ha spiegato il ministro tedesco della Sanità, Jens Spahn, all’indomani dell’autorizzazione da parte di Ema del vaccino di Johnson&Johnson: «Le forniture alla Ue non avverranno prima di metà-fine aprile, a causa dell’incertezza delle decisioni politiche di Washington sulle esportazioni». Johnson&Johnson è americana. Può dare un contributo significativo, perché il vaccino è monodose, dunque più rapido da somministrare. Ma nelle Regioni ormai sanno che su questo vaccino si potrà contare solo verso la fine di aprile. Quante dosi erano previste? 2,4 milioni al mese, visto che secondo i piani tra aprile e giugno ne devono essere consegnate 7,3. Ma ad aprile ci sarà un’altra compagnia a fare un taglio significativo: AstraZeneca. Il preparato sviluppato a Oxford ha un percorso tormentato sul fronte delle forniture: ha già tagliato da 16 a 8, infine a 4,2 milioni le dosi inviate all’Italia nel primo trimestre; contava di recuperare nel secondo con 10 milioni di dosi (l’azienda aveva addirittura ipotizzato di raddoppiare quella cifra).

Ma l’impianto di produzione, che doveva partire in Olanda e affiancare quello belga, non è ancora stato avviato perché non c’è l’autorizzazione dell’Unione europea. Di fatto su 4 stabilimenti indicati nel contratto tra Ue e la multinazionale, solo uno, in Belgio, è realmente operativo. In sintesi: AstraZeneca difficilmente raggiungerà l’obiettivo di 40 milioni di dosi all’Unione europea entro la fine di marzo (di queste 5 all’Italia) e nel secondo trimestre (da aprile a giugno) arriverà a malapena a 70 milioni (da contratto doveva consegnarne 180). Significa che nella migliore delle ipotesi in Italia tra aprile e giugno saranno ridistribuiti 8 milioni di dosi di AstraZeneca, lontano dai 10,7 previsti nell’ultimo aggiornamento del piano e, comunque, senza reali certezze per il mese di aprile.

In altri termini, il prossimo mese l’Italia deve sperare che Pfizer e Moderna mantengano gli impegni e siano costanti nel fornire i 26 milioni di dosi previsti nel secondo trimestre che valgono la metà del quantitativo previsto, 52,48 milioni, in cui l’ufficio commissariale conta anche AstraZeneca, J&J e soprattutto Curevac (7,31 milioni di dosi), il cui farmaco non è stato però ancora autorizzato. Significa che ad aprile arriveranno, sempre nello scenario migliore, appena 10-12 milioni di dosi.

La Commissione europea è pronta a reagire ai nuovi tagli nelle consegne confermati da AstraZeneca, cioè una riduzione netta di due terzi rispetto a quanto promesso. Bruxelles non crede che l’azienda anglo-svedese stia facendo quanto possibile per onorare gli obblighi contrattuali e «analizza con attenzione tutte le possibili misure da prendere», dice una fonte Ue all’Ansa. AstraZeneca cita le «restrizioni all’export» all’origine dell’ulteriore riduzione delle forniture. A proposito delle “misure” su cui può far leva l’Ue: nel contratto tra la multinazionale e la Commissione europea concluso ad agosto si legge che, in caso di mancata consegna o di ritardo, Bruxelles può sospendere i pagamenti finché le relative forniture non vengano portate a termine.
 

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