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Vaccino, Miozzo (Cts): «Medici e infermieri devono vaccinarsi»

Vaccino, Miozzo (Cts): «A medici e infermieri deve essere imposto»
di Mauro Evangelisti
5 Minuti di Lettura
Martedì 29 Dicembre 2020, 00:27 - Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 14:27

«Medici, infermieri, personale sanitario: il vaccino anti Covid deve essere obbligatorio. Lo stesso deve valere per chi lavora nelle Residenze sanitarie, dobbiamo difendere gli anziani». Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico sul coronavirus, era stato il primo a chiedere il coinvolgimento delle Forze Armate nella gestione della complessa parte logistica della distribuzione del vaccino. Ora c’è un altro ostacolo da superare: la diffidenza di una minoranza che rifiuta di vaccinarsi e che può alimentare il fuoco dell’epidemia, perfino nei luoghi più a rischio come le corsie degli ospedali e le residenze per anziani.
 

Per alcune categorie il vaccino anti Covid deve essere obbligatorio?
«Sì, senza dubbio. Un operatore sanitario deve vaccinarsi. E secondo me l’obbligo deve valere anche per chi lavora in una Rsa, non solo per chi assiste gli ospiti ma pure per chi entra a fare le pulizie».
 

Si tratta di un numero elevato di persone.
«Ma io andrei anche oltre. Penso a tutte le strutture pubbliche, alle scuole, a chi lavora a contatto con molte persone».
 

Oggi la disponibilità delle dosi dei vaccini è limitata.

«Bisogna andare per gradi. La via maestra è quella del convincimento. Dobbiamo fare il possibile per spiegare agli italiani quanto sia importante e sicuro vaccinarsi. Serve una informazione adeguata. Se la percentuale resta troppo bassa, allora si prendano misure più serie. Ma in un ospedale, per capirci, non ci devono essere tentennamenti: se vuoi lavorare, devi vaccinarti, dobbiamo proteggere i pazienti. Poco fa ho incontrato un alto ufficiale dei carabinieri e lui, giustamente, mi ha ricordato che per entrare nell’Arma era obbligatorio avere fatto alcuni vaccini. Perché per il coronavirus oggi dovrebbe essere differente quando parliamo di medici e infermieri?».
 

Parliamo di tutta la popolazione e non di categorie specifiche: pensa che si raggiungerà un’alta percentuale di adesione alla vaccinazione?
«Ripeto: servono campagne di sensibilizzazione e informazione. Rendere obbligatorio il vaccino per tutti, da subito, può essere controproducente, rischi di alimentare l’irrazionalità no-vax. Devo dire che questi strumenti di sensibilizzazione e informazione ancora non li vedo, ci sono ancora troppe esitazioni. Prevale nella narrazione collettiva il dubbio. Va anche detto che nel prossimo futuro sarà obbligatorio essere vaccinati per viaggiare, si va verso il passaporto sanitario. In fondo, già oggi in alcuni paesi non entri se non hai determinate vaccinazioni, dove sarebbe lo scandalo nel chiedere anche la prova di essere immunizzati al coronavirus?».
 

Ha fiducia della macchina organizzativa della vaccinazione in Italia?
«Sono moderatamente ottimista. È stato giustissimo coinvolgere le forze armate nella logistica, una scelta che dà grandi garanzie. Ora bisogna vedere i prossimi passaggi, finalmente è entrata in gioca anche l’Europa è questo è molto utile. Trovo corretta la ramificazione con i 20 hub regionali, non c’erano alternative in una operazione come questa».
 

Come Cts avete consigliato di vaccinare le alte cariche dello Stato? Dovremmo proteggere chi ci governa?
«Non ci hanno posto quesiti sulle vaccinazioni. La mia opinione, però, è che bisognerebbe vaccinare e proteggere chi ricopre incarichi di responsabilità, così come in guerra si proteggono i generali perché da loro dipendono anche le vite dei soldati. La catena di comando va garantita».
 

Presto torneremo ai colori delle regioni decisi sulla base dell’andamento dell’epidemia. Teme un’impennata dei contagi dopo queste feste?
«In linea di massima mi pare che le regole siano state rispettate. Alcuni chiedevano “fascia rossa” per tutto il periodo, ma era giusto lasciare respirare il Paese. Però gravi violazioni delle misure di contenimento non si sono viste. Certo, potremmo pagare la concomitanza del contagio dell’influenza. L’uso delle mascherine e una diffusa vaccinazione potrebbero però ridurre di molto, rispetto a un anno fa, il numero di coloro che avranno l’influenza».
 

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