Covid, Cauda (primario Malattie infettive Gemelli): «Gli anziani? Prima di febbraio non riusciremo a proteggerli»

Covid, Cauda (primario Malattie infettive Gemelli): «Gli anziani? Prima di febbraio non riusciremo a proteggerli»
di Mauro Evangelisti
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Lunedì 14 Dicembre 2020, 00:22 - Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 12:04

«Giusto partire da operatori sanitari e Rsa, ma poi sarà importante essere molto attenti nell’organizzazione della vaccinazione perché dobbiamo proteggere velocemente gli anziani, i più fragili. Salveremo molte vite e metteremo in sicurezza gli ospedali perché si ridurrà il numero di pazienti Covid-19».

Il professor Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, avverte: è stato un risultato straordinario ottenere dei vaccini contro il Covid-19 in così poco tempo, ma lungo il percorso verso la protezione diffusa dal coronavirus ci sono ancora molti ostacoli.
 

Professore, se l’Ema (l’agenzia regolatoria dell’Unione europea) il 29 dicembre autorizzerà l’utilizzo del vaccino Pfizer-BioNTech, a metà gennaio arriveranno le prime dosi da inoculare a 1,8 milioni di persone. Basteranno però solo per operatori sanitari e Rsa.
«Sarà così, teniamo conto che la carenza dei nuovi vaccini riguarderà tutto il mondo, inizialmente. E non si potrà che partire da medici, infermieri, personale e ospiti delle Rsa. Questo fa sì che per gli ultra ottantenni la vaccinazione comincerà solo a febbraio. E ci vorrà comunque tempo per proteggere tutti. Non solo: spero che si parta subito con una campagna di informazione per evitare che prevalga la diffidenza, visto che ci si vaccina su base volontaria. Bisogna spiegare ai cittadini perché è necessario vaccinarsi e perché è sicuro».

Rischiamo di pagare caro un fatto: trascorreranno diversi mesi prima di avere la possibilità di vaccinare i più anziani.
«Il problema esiste. E non riguarda solo chi ha più di 80 anni, ma anche i settantenni che ovviamente saranno vaccinati successivamente. Quando ogni giorno vediamo il numero dei decessi per Covid che, per quanto in leggera diminuzione, è ancora molto alto, bisogna avere ben chiaro che la maggioranza ha più di 60-70 anni. Dunque, accelerare il più possibile con la macchina organizzativa serve a salvare delle vite. Al contempo, aiutiamo i nostri ospedali, perché una parte consistente dei ricoveri, dunque del peso che ricade sui nostri reparti, riguarda i più anziani».


Il piano del governo ipotizzava di avere a disposizione a gennaio molti più vaccini perché uno degli acquisti più importanti (ma in realtà lo stesso vale per tutta l’Unione europea) ha riguardato AstraZeneca con oltre 40 milioni di dosi, insieme a quello di Sanofi. AstraZeneca ha registrato un rallentamento nella fase della sperimentazione, Sanofi ha avuto risultati deludenti dai test e ha rinviato a fine 2021 la presentazione di un vaccino. Italia ed Europa hanno fatto scelte sbagliate non investendo maggiormente nel progetto di Pfizer?
«Non penso che sia questo il problema. Parlare a posteriori non ha molto senso. Giustamente comunque l’Unione europea e l’Italia hanno puntato su un ampio numero di vaccini perché quando si fa ricerca è normale che vi siano incidenti di percorso, sperimentazioni da perfezionare, procedure da rivedere. In realtà, è già un successo sapere che in Italia avremo le prime dosi a gennaio».
 

La sperimentazione di AstraZeneca ha dimostrato una efficacia del 90 per cento con una procedura trovata quasi per caso, con una somministrazione di mezza dose alla prima iniezione e di una intera nella successiva. Il problema è che per questo tipo di soluzione la sperimentazione è completa solo con i volontari sotto i 55 anni, per i più anziani bisognerà aspettare. Si può ipotizzare che Ema autorizzi già a gennaio il vaccino di AstraZeneca per gli under 55 e dunque l’Italia vaccini i più giovani con quel prodotto?
«Può essere una strada, riservando inizialmente il vaccino Pfizer a operatori sanitari prima e anziani poi».
 

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