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Vaccini, in Italia ancora 7 milioni senza la prima dose. Gimbe: «La campagna rallenta»

nonostante obbligo e green pass rafforzato

Vaccini, in Italia ancora 7 milioni senza dose. Gimbe: «la campagna rallenta»
5 Minuti di Lettura
Giovedì 10 Febbraio 2022, 10:39 - Ultimo aggiornamento: 15:17

Nonostante l'obbligo vaccinale e l'obbligo di green pass calano i nuovi vaccinati e in Italia ancora 7 milioni di persone non hanno ricevuto la prima dose anti-Covid. Lo rivela il monitoraggio ndipendente della Fondazione Gimbe, che segnala anche «un continuo calo» nelle fasce 12-19 e 20-49 anni. 

Calano i nuovi vaccinati 

Frena la campagna vaccinale. Nella settimana 2-8 febbraio si registra un ulteriore calo del 33,1% dei nuovi vaccinati contro il Covid-19: sono stati 186.744 rispetto ai 278.940 della settimana precedente.

A ridursi sono soprttutto le nuove dosi per i bambini, nella fascia 5-11 anni sono stati 77.985, con una netta flessione del -35,2% rispetto alla settimana precedente. Anche tra gli over 50 il numero di nuovi vaccinati è quasi la metà di quelli della settimana scorsa: sono stati 47.951, pari a -41,6% rispetto alla settimana precedente.

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Ancora 7 milioni di persone senza dose, copertura all'83,6%

Secondo la Fondazione Gimbe all'8 febbraio in Italia sono ancora 7,1 milioni le persone senza nemmeno una dose di vaccino, di cui 1,8 milioni guarite da meno di 180 giorni e 5,3 milioni vaccinabili. Questi dati portano a due considerazioni, «se da un lato il fatto che oltre 1,7 milioni di persone siano entrate in contatto con il virus alza il livello di immunità della popolazione» si legge nel report «dall'altro il numero di persone non protette da Covid-19 è ancora molto elevato e, soprattutto, l'immunità derivante dall'infezione cala progressivamente nel tempo, confermando la necessità di vaccinarsi entro 6 mesi dall'avvenuto contagio». Tuttavia il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è dell'83,5 per cento con nette differenze regionali: dal 77,5 per cento della Sicilia all'89 per cento della Valle D'Aosta. 

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Prosegue la campagna vaccinale sui bambini 

La copertura dei bambini tra i 5 e gli 11 anni si attesta al 34,9 per cento con nette differenze regionali (dal 18,9 per cento della Provincia Autonoma di Bolzano al 51,5 per cento della Puglia). In questa fascia sono state somministrate quasi due milioni di dosi (in totale 1.903.023 dosi di cui 1.283.289 hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino e 761.023 hanno completato il ciclo vaccinale). 

Si riduce la pressione sugli ospedali, ma non calano i decessi 

Continua il lento calo del peso della pandemia di Covid-19 sulle strutture ospedaliere. Nella settimana 2-8 febbraio c'è stata una riduzione del 7,7% dei ricoveri con sintomi, che sono stati 18.337 rispetto ai 19.873
della settimana precedente. Allo stesso modo, si vede anche una riduzione dell'11,2% dei ricoveri nelle terapie intensive, che sono stati 1.376 rispetto a 1.549. 

«Si riduce anche la pressione sugli ospedali - afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe - anche se più lentamente dei nuovi casi». Per le terapie intensive prosegue la discesa iniziata già a metà gennaio (dai 1.717 posti occupati del 17 gennaio ai 1.376 dell'8 febbraio) e inizia finalmente a calare anche il numero di posti letto occupati in area medica (passati da 19.913 del 31 gennaio a 18.337 dell'8 febbraio). All'8 febbraio tutte le Regioni superano la soglia del 15% in area medica; ad eccezione di Basilicata, Campania, Provincia Autonoma di Bolzano e Valle d'Aosta, tutte vanno oltre la soglia del 10% in area critica. 

I decessi restano elevati

Mentre non accennano a calare i decessi, che sono stati 2.587 (+0,2%), di cui 251 riferiti a periodi precedenti. Questi numeri, «purtroppo ancora molto elevati, nelle ultime settimane hanno alimentato distorte teorie secondo le quali molti decessi di persone positive al Sars-CoV-2 sarebbero occorsi  ugualmente, indipendentemente dall'infezione: teorie smentite dai dati, che risultano del tutto coerenti con i numeri ufficiali dei decessi». Ma, in realtà la distinzione fra morti 'per' e morti 'con' Covid-19 - spiega il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta - rappresenta un'inutile strumentalizzazione dei dati, perché la vera domanda da porsi è: le persone affette da altre patologie sarebbero ancora vive se non fossero state
infettate dal Sars-CoV-2? I dati confermano che per la maggior parte di loro la risposta è affermativa».

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