CORONAVIRUS

Covid, test rapidi, vanno conteggiati con i molecolari? Pareri contrapposti: «Danno troppi falsi negativi», «È utile per screening»

Lunedì 11 Gennaio 2021
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Covid, test rapidi, vanno conteggiati con i molecolari? Pareri contrapposti: «Danno troppi falsi negativi», «È utile per screening»

Aumentano i dubbi sull'equiparazione dei test rapidi, seppur di ultima generazione, ai test molecolari.  Al momento dal Ministero della Salute sarebbe arrivata l'indicazione di contare i tamponi rapidi a parte, non insieme ai molecolari. L'infettivologo Massimo Andreoni è contrario a conteggiarli nel computo totale dei test giornalieri perché falserebbero il quadro generale dell'epidemia visto che i test rapidi non sono attendibili al 100% mentre il fisico Giorgio Sestili è favorevole a inserirli nelle statistiche che servono a valutare la circolazione del virus, e quindi a prendere decisioni.

Contrario

«Mi preoccupa un pò la discussione che si sta facendo in questi giorni sui tamponi antigenici, che dovrebbero entrare nella valutazione della circolazione del coronavirus perché abbiamo troppi dati che ci dicono che sono spesso falsamente negativi». Lo ha detto Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit), durante la trasmissione Agorà su Rai Tre, in merito alla decisione, prevista da una circolare ministeriale, di riconoscere la validità dei test antigenici rapidi di ultima generazione nel determinare i positivi al coronavirus, a fianco dei tamponi molecolari. «L'RT - ha aggiunto Andreoni, ordinario di Malattie Infettive all'Università di Roma Tor Vergata - è certamente un buon parametro per vedere quanto sta circolando il virus, così come il numero di casi su 100.000 abitanti, che è anche più facile da capire». Al contrario «aumentare il denominatore dei tamponi fatto utilizzando un test spesso non attendibile è un pò pericoloso per valutare l'andamento dell'epidemia».

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Favorevole

In vista dell'inserimento dei test antigenici rapidi accanto ai test molecolari, si apre il problema delle modalità con cui verranno considerati nel calcolo totale: lo rileva il fisico Giorgio Sestili, fondatore e curatore della pagina Facebook Coronavirus-Dati e analisi scientifiche e del sito giorgiosestili.it. «Il punto - osserva - è che in realtà non sappiamo quanti test vengano realmente effettuati dalle Regioni. Alcune, come Veneto e Lazio, hanno puntato sui test rapidi, probabilmente a scapito dei molecolari, ma se gli antigenici non vengono conteggiati è impossibile avere un quadro chiaro dell'epidemia. Bisogna accelerare sul fatto di inserire tamponi antigenici nel computo totale, se ne discute a livello nazionale». Si tratta di capire se i due test dovranno essere separati in due colonne diverse tuttavia, secondo Sestili, «quello che avverrà è che chi risulta positivo con il test rapido non dovrà fare il tampone molecolare, ma ci sarà comunque un totale che ci permette di capire la reale capacità di fare screening in Italia». A questo proposito, una buona proposta potrebbe essere utilizzare i test rapidi come screening di massa nelle scuole. Servirebbero inoltre direttive chiare sul fatto che le farmacie facciano solo test di terza generazione, perché con una sensibilità maggiore e paragonabile a quella dei molecolari soprattutto nella prima settimana di infezione.

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA