CORONAVIRUS

L'altalena dei test: torna a salire il numero dei nuovi positivi

Mercoledì 20 Maggio 2020 di Valentina Arcovio
L'altalena dei test: torna a salire il numero dei nuovi positivi

La curva dei nuovi contagi e dei decessi ritorna a puntare verso l'alto, con la metà dei nuovi casi e un quarto dei morti registrati nella sola Lombardia. Il bollettino diffuso ieri dalla Protezione civile porta infatti a 226.699 i contagi totali dal nuovo coronavirus in Italia, 813 in più del giorno precedente. Di questi oltre il 50% in Lombardia, che ne fa registrare precisamente 462. In pratica, più dell'incremento registrato due giorni fa in tutta Italia, che era stato di 451. L'epidemia nella regione lombarda sembra quindi continuare a viaggiare in maniera diversa rispetto al resto dell'Italia. Tra le altre regioni, oltre alla Lombardia, gli incrementi maggiori sono stati registrati in Piemonte con 108 casi, in Emilia Romagna con 47 nuovi contagi, anche il Veneto con 47 nuovi casi, 66 in Liguria e 20 nel Lazio. Un ruolo in questa nuova risalita potrebbe averlo giocato il numero dei tamponi effettuati, che sono stati circa il doppio rispetto al giorno precedente, oltre 63mila contro i 34mila delle 24 ore precedenti.
GLI ATTUALMENTE POSITIVI
In generale, gli attualmente positivi nelle varie regioni sono tutti al ribasso, tranne la Lombardia. Nel Lazio se ne contano ad esempio 3.786, 40 in meno rispetto al giorno precedente. Un calo che continua a livello nazionale: -1.424 ieri, scendendo a 65.129 totali.

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Torna a crescere il numero dei decessi, 162 contro i 99 del giorno precedente. Il bilancio totale delle vittime sale quindi a 32.169, mentre i guariti sono 129.401, 2.075 in più rispetto a due giorni fa. Anche sui morti c'è una grande disparità fra le regioni: se in Lombardia le vittime sono 54 in più rispetto a due giorni fa e nel Piemonte 47 in più, nel Lazio ne sono stati registrati 12 (640 in totale), in Campania, Sardegna, Valle d'Aosta, Calabria, Basilicata e Molise zero. La buona notizia è che prosegue il calo dei ricoveri: quelli in regime ordinario scendono di 216 unità e tornano sotto quota 10mila (9.991) per la prima volta dal 15 marzo, mentre le terapie intensive si riducono di altre 33 unità, 716 in totale. Infine, sono 54.422 i pazienti in isolamento domiciliare (-1175).

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Sul deciso rialzo dei casi, Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università degli Studi di Milano rassicura. «Non dobbiamo spaventarci», dice. «Osserviamo un leggero peggioramento su Milano e Bergamo - aggiunge - a fronte però di tantissimi tamponi fatti rispetto a ieri». Secondo l'esperto il dato dei tamponi è fondamentale. «È importantissimo guardare a quanti ne vengono fatti, perché significa avere la capacità di scovare quanti più casi possibili», spiega. Rispetto ai morti, «il dato non è indicativo: riguarda pazienti che arrivavano da una malattia di lunga durata, legati ancora alla fase iniziale dell'epidemia. Persone malate da 3-4 settimane», puntualizza il virologo.
LA CURVA
L'aumento della curva non può neanche considerarsi indicativo della fase 2. «I positivi rispecchiano la situazione di 5-6 giorni fa e bisognerà aspettare ancora un po' per valutare l'impatto delle riaperture e trarre ogni tipo di conclusione su eventuali misure da adottare», conclude Pregliasco, secondo cui questi dati dovrebbero «ricordarci l'importanza di non abbassare la guardia e di rispettare le misure di distanziamento fisico».
 

 

Ultimo aggiornamento: 08:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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