Terza ondata Covid e spostamenti, Galli: «A Natale stiamo a casa»

Terza ondata Covid, Galli: «È scontata senza precauzioni»
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Giovedì 10 Dicembre 2020, 15:50

Una terza ondata di Covid-19 dopo le feste di Natale e Capodanno «non l'ha necessariamente ordinata il dottore», quindi va fatto il possibile per scongiurarla. Ma «se non prendiamo tutte le necessarie precauzioni, e non continuiamo a mantenerle, non posso che accodarmi alle posizioni già espresse da alcuni miei illustri colleghi e dire che la ripresa della malattia a gennaio è un fatto quasi scontato». Parola di Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano e docente all'università Statale cittadina, che rilancia un richiamo alla responsabilità - individuale e istituzionale - anche in vista del passaggio della Lombardia da zona arancione a zona gialla. «Non ci possiamo permettere di non essere prudenti - spiega all'Adnkronos Salute - È una banalità, ma tutti i segnali che tirano verso il liberi tutti diventano pericolosi». Per lo specialista quella che viviamo «è oggettivamente una situazione che non consente in linea generale, e in particolare in alcune zone della Lombardia in cui il virus è comunque ancora molto presente, di applicare degli avventurismi, di avere atteggiamenti» che poi possono comportare effetti «estremamente negativi». Galli ammette che tutto sembra un pò «scaricato sui cittadini», ma innegabilmente «la responsabilità individuale è un fatto importante - ammonisce - Non possiamo andare nei luoghi dove più facilmente le persone si concentrano e rimanere stupiti dicendo 'ma guarda quanta gente c'è!'. La domanda è: 'E tu? Anche tu sei lì insieme a loro'».

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Galli rivolge anche un messaggio ai decisori politici: «Le chiusure sono una resistenza passiva», fa notare, mentre «io credo che si debba cambiare registro in un'altra direzione», quella della «resistenza attiva» ossia di «interventi di altro genere e più incisivi. Per esempio un utilizzo estensivo dei test, o misure che riescano veramente a migliorare e organizzare i trasporti, solo per citare un settore. Il punto - conclude lo specialista - è che per svariati mesi la convivenza con questa infezione è ancora obbligata».

C'è «un problema più serio» rispetto al dibattito sul divieto di spostamenti fra Comuni nei giorni clou delle feste natalizie, una questione «su cui mi avventuro sapendo che sarebbe meglio non farlo: è il problema dei grandi spostamenti Nord-Sud», come pure dei ritorni dall'estero perché «anche noi siamo il Sud di qualcosa». A sollevare il tema è Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano e docente all'università Statale cittadina.

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«Francamente non è un problema scevro da preoccupazioni», dice all'Adnkronos Salute. Sul fatto che possa o meno avere ripercussioni sull'andamento dell'epidemia di Covid-19, «chi vivrà vedrà. Ma come non lo è stata a marzo, non sarà una buona cosa neanche adesso e su questo - è convinto - c'è poco da avere dubbi». «Il ritorno di tanta gente che vive fuori casa per lavoro o per studio», secondo lo specialista dunque «è un problema. Anche qui, se si può, prudenza», invita Galli. Quanto allo stop imposto agli spostamenti anche fra Comuni nei giorni del 25 e 26 dicembre e del 1 gennaio, «mi rendo perfettamente conto - osserva l'esperto - che a molti possa dare fastidio e non illegittimamente».

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Per diverse ragioni a cominciare dal fatto che, in effetti, «se ad esempio mi muovo da un estremo all'altro di Milano facilmente faccio più chilometri di quanti ne farei spostandomi fra Comuni distanti poche centinaia di metri» o attaccatti senza soluzione di continuità. Ma per Galli «la domanda è: come si può fare a decidere eventuali deroghe o eccezioni? Su che base? Non è compito mio, però se lo fosse io su due piedi non saprei come fare», perché «ogni criterio rischierebbe di essere arbitrario». Insomma, «forse sarebbe meglio che le persone assumessero quella che è l'indicazione importante: a Natale stiamo a casa - esorta il medico - perché quella in cui ci troviamo non è una situazione che ci permette di condurre le danze come le abbiamo sempre condotte».

L'idea del 'tampone di Natale', di un test da eseguire cautelativamente nel caso in cui - per cause di forza maggiore - non si possa fare a meno di incontrare un parente fragile, non trova contrario Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano e docente all'università Statale cittadina. «Chiunque riesca a prendersi anche a livello individuale più precauzioni possibili, se ritiene di poterlo fare, se le prenda», risponde l'esperto all'Adnkronos Salute. Anche se, avverte, «due cose mi preoccupano: un eccesso di fai da te che potrebbe diventare non gestito e non gestibile, e il rischio speculativo che in queste cose può intervenire».

«Però comunque, se per motivi che vanno al di là dell'aspetto solo affettivo, una persona deve andare a visitare alcuni anziani membri della sua famiglia, tanto meglio se riesce a farlo dopo essersi ragionevolemente garantita di non avere l'infezione addosso», osserva il medico che nelle scorse settimane aveva già dichiarato: «Dalle zie novantenni ci vado 'tamponatò». Ma non si rischia un falso negativo? «Meglio fare il tampone il più possibile a ridosso dell'eventuale visita», consiglia Galli. Ma «se l'esito è negativo - precisa lo specialista - significa che in quel momento non ti sei infettato o comunque non hai una carica virale tale da poter essere considerato positivo. Non stai cioè sviluppando in quel momento una carica virale significativa e a quel punto, almeno relativamente a contatti nelle ore successive, di problemi non ne hai».

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