Terza dose, il Lazio è partito: da lunedì Lombardia e Campania. Over 80 e Rsa entro l'anno

Terza dose, il Lazio è partito: da lunedì Lombardia e Campania. Over 80 e Rsa entro l'anno
di Francesco Malfetano
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Giovedì 16 Settembre 2021, 06:33 - Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 11:33

A Rieti hanno già cominciato da due giorni e a Roma lo si farà a partire da oggi. È praticamente terminato il conto alla rovescia per la somministrazione della terza dose di vaccino antiCovid. Dalla prossima settimana infatti si inizierà con l'inoculazione del secondo richiamo anche in Lombardia, Veneto, Campania, Toscana e poi nel resto del Paese. In altri termini a partire dal 20 settembre, come chiarito da una circolare del ministero della Salute, partirà ufficialmente la campagna per la «dose addizionale».

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GLI IMMUNOCOMPROMESSI
In prima battuta però questa coinvolgerà solo una platea di circa 3 milioni di italiani, appartenenti a dieci particolari categorie di pazienti. Ovvero soggetti che hanno subito un trapianto di organo solido o di cellule staminali ematopoietiche. Ma anche chi è in attesa di trapianto d'organo, chi è sottoposto a terapie a base di cellule T o ha una patologia oncologica, immunodeficienze primitive o secondarie. Con loro anche pazienti sottoposti a dialisi e con insufficienza renale cronica grave, con pregressa splenectomia oppure che hanno contratto l'Aids.

Categorie molto specifiche che, avendo difficoltà a raggiungere e mantenere un adeguato livello di risposta immunitaria, riceveranno quella che la circolare definisce una «dose addizionale», cioè un'altra iniezione da considerarsi come il completamento del ciclo vaccinale primario avviato con la doppia dose. Per loro saranno utilizzati i vaccini ad mRNA. Inoltre - e la partenza sprint del Lazio lo dimostra - bisogna agire con la massima celerità. Tant'è che la dose addizionale almeno dopo 28 giorni dalla seconda o il prima possibile se tale lasso di tempo è già trascorso.

A seguire, e quindi entro la prima metà del mese di ottobre, si partirà invece con le dosi «booster». Ovvero quelle dosi di richiamo somministrate a 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario per mantenere nel tempo la risposta immunitaria. Nello specifico si parla di soggetti considerati ad alto rischio per condizioni di fragilità (ad esempio con una malattia grave o per motivi anagrafici) o anche per esposizione professionale. Per cui gli italiani coinvolti in questa seconda tornata di nuove iniezioni saranno i fragili, gli over 80, gli ospiti delle RSA e gli operatori sociosanitari. Sono cioè coinvolti almeno 6,5 milioni di cittadini. E se ad una prima stima si punta a completare entro novembre over80 e Rsa, i sanitari pare debbano attendere dicembre o l'inizio del 2022.

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GLI ALTRI
Sull'inoculazione al resto della popolazione invece (circa 45 milioni di persone escludendo gli under12) non è ancora stata raggiunta una decisione. Mentre Israele ha già iniziato a ri-vaccinare tutti e gli Stati Uniti lo faranno a breve (ieri il via libera anche agli over16), in Europa e in Italia si predica prudenza. Anche perché, come suggerisce uno studio pubblicato su Lancet da un gruppo di scienziati internazionali (tra cui diversi componenti dell'Fda americana, dimessosi in disaccordo con lo sprint voluto da Biden sul booster), ad oggi non ci prove credibili a sostegno di una terza dose per la popolazione generale. E soprattutto qualunque sia il vantaggio della terza dose non supererà il beneficio di usare quelle dosi per proteggere i miliardi di persone che restano non vaccinate nel mondo.

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