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Quarantena verso il taglio a settembre: tamponi, isolamento e differenze tra asintomatici e sintomatici, ecco cosa cambia

Quarantena, tampone dopo 2 giorni per chi non ha sintomi: ecco cosa cambia a settembre e le differenze con i sintomatici
di Mauro Evangelisti
4 Minuti di Lettura
Venerdì 12 Agosto 2022, 15:35 - Ultimo aggiornamento: 13 Agosto, 17:41

Il testo dell’ordinanza sulla riduzione delle quarantene per chi è stato contagiato dal Covid è pronto, ma al Ministero della Salute sono in corso ancora approfondimenti. In linea di massima, lo schema prevede per chi risulta positivo al test, ma non ha alcun sintomo, di rifare il tampone dopo due giorni e se già risulta negativo potrà uscire dall’isolamento. Discorso differente per chi ha i sintomi: quando cessano, dopo due giorni potrà eseguire il test e, anche in quel caso, sarà libero se negativo. C’è poi lo scenario di coloro - e non sono rari - che anche se sono guariti continuano ad avere il test positivo. Oggi dopo 21 giorni sono comunque liberi; le nuove regole, se non ci saranno modifiche, ridurranno questo periodo a 14 giorni

Quarantena, cosa cambia a settembre

Attenzione, però, per non creare confusione: probabilmente bisognerà aspettare settembre, al momento non ci sono cambiamenti, probabilmente prima di vararle si vuole valutare con attenzione se davvero la Omicron 5 sta gradualmente diminuendo la sua diffusione e se non ci sono altre sottovarianti all’orizzonte. Va detto che anche negli altri paesi le regole sono state allentate, a partire dagli Stati Uniti dove l’ente Cdc ha addirittura eliminato il principio prudenziale del distanziamento.

Esperti divisi

Sulla riduzione della quarantena in Italia, gli esperti sono divisi. Il professor Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, da tempo chiede di seguire questa strada. Dice: «Non si può pensare di arrivare in autunno, quando ci sarà una possibile ripresa dei contagi, con queste misure di isolamento. Finiamo per paralizzare il Paese. Rischiare di tenere a casa in autunno tante persone asintomatiche non è come farlo a luglio o agosto, c’è il rischio reale che tanti servizi fondamentali si blocchino. Si possono ridurre i giorni di isolamento basandosi molto sulla personalizzazione della quarantena: quando finiscono i sintomi faccio un tampone e se negativo si può uscire. Oppure, alle fine dei sintomi, dopo 48 ore, a prescindere dal risultato del test si può uscire».

Più prudente il professor Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute e docente di Igiene all’Università Cattolica, che spiega: «Uno dei perni del controllo delle epidemie, a maggior ragione delle pandemie, è la sorveglianza sanitaria, cioè la necessità di tenere sotto controllo la diffusione dell’infezione. C’è quindi la necessità di non far circolare i positivi a Sars-Cov-2. Si può fare qualche aggiustamento ma il principio che una persona positiva debba rimanere a casa e non debba contagiare altri è fondamentale. Abbiamo visto quello che è successo in Gran Bretagna dove questo principio è stato scalfito: c’è stato un collasso del Servizio sanitario. Ed è successo in estate. Figuriamoci cosa può succedere in inverno che - se guardiamo a quanto accade in Australia, con una stagione influenzale in corso durissima - si annuncia complesso». Ricciardi, proprio sulla base dell’esperienza dell’Australia, mette anche in guardia sul fatto che anche l’influenza nel prossimo autunno-inverno potrebbe colpire in modo pesante l’Europa. Infine, l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato, tra i primi a chiedere una revisione delle regole sulla quarantena, dice: «Bisogna intervenire, le regole vanno riviste. E non si può aspettare l’autunno». 

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