Covid, no antibiotici e attenzione al cortisone: ecco le indicazioni per le cure a casa dei pazienti

Covid, no antibiotici e attenzione al cortisone: ecco le indicazioni per le cure a casa dei pazienti
di Camilla Mozzetti
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Giovedì 17 Dicembre 2020, 16:06 - Ultimo aggiornamento: 17:22

No all'assunzione di antibiotici e attenzione anche sull'uso dei cortisonici per pazienti positivi al Covid-19 che non sono ricoverati in ospedale ma si trovano a casa. Lo scorso primo dicembre, nonostante ancora permangano margini di incertezza su quale sia la terapia corretta per i malati domiciliari, il ministero della Salute ha diramato una circolare per dare delle indicazioni univoche sul trattamento dei pazienti positivi al virus che si trovano a casa.

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Presupposto fondamentale è quello di avere a disposizione un pulsossimetro il cui «utilizzo clinico - fa presente la nota ministeriale - è validato da decenni nelle strutture ospedaliere. In pazienti sani adulti, non fumatori, è considerata normale una saturazione superiore a 95%. Con l'aumentare dell'età, in particolare dopo i 70 anni, la capacità di saturazione ossiemoglobinica si può ridurre e presentare valori al di sotto del 94%, in particolari se concomitano patologie polmonari e/o cardiovascolari. I pazienti affetti da Covid-19 a maggior rischio di mortalità sono quelli che si presentano con livelli più bassi di ossigenazione ematica». La soglia di sicurezza per un paziente Covid-19 domiciliato è «al 92% di saturazione dell'ossigeno in aria ambiente. Valori superiori a questo limite - si legge ancora nella nota ministeriale - hanno un'assai bassa probabilità di associarsi a un quadro di polmonite interstiziale grave». Tuttavia, può verificarsi una situazione per la quale il paziente ha bassi livelli di ossigeno ma non se ne accorge.

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In un positivo Covid-19 si può verificare anche la cosidetta "ipossiemia silente", ovvero quella condizione clinica caratterizzata da bassi livelli ematici di ossigeno che però non è accompagnata da un senso di mancanza d'aria o di fame d'aria. Una condizione del genere potrebbe esserci anche nei positivi Covid-19 tendenzialmente asintomatici che si trovano a casa. Per scoprirlo il ministero suggerisce due test da poter svolgere sotto  la supervisione, anche da remoto, del medico curante: il test della sedia e quello del cammino. Per il primo si chiede al paziente di usare una sedia senza braccioli e di alzarsi e sedersi senza ricorrere all'aiuto delle mani e delle braccia per un minuto di seguito, mentre per il secondo il positivo deve camminare per un massimo di 6 minuti senza interruzioni. In entrambi i casi all'esito del test va misurato il livello di ossigeno. Si passa poi al trattamento farmacologico.

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Per i soggetti positivi sintomatici o paucisintomatici sono fondamentali alcuni comportamenti. Come prima cosa per malati affetti da altre patologie croniche il ministero raccomanda di non modificare le terapie croniche (quelle per tenere a bada l'ipertensione, ad esempio, o le terapie anticoagulanti o antigaggreganti). Non solo, si raccomanda di non utilizzare routinariamente corticosteroidi, ovvero il cortisone. Perché? «L'impiego di tali farmaci a domicilio - puntualizza il ministero - può essere considerato solo in quei pazienti il cui quadro clinico non migliora entro le 72 ore, in presenza di un peggioramento dei parametri pulsossimetrici che richieda l'ossigenoterapia». Banalmente il cortisone potrebbe indebolire ancora di più il sistema immunitario e in assenza di una reale o complicata infiammazione polmonare sarebbe anche controproducente. A casa poi non bisogna usare l'eparina perché «è indicata solo nei soggetti immobilizzati per l'infezione in atto». Ancora: no all'uso di antibiotici. Questi farmaci sono da «riservare in presenza di sintomatologia febbrile persistente per oltre 72 ore o ogni qualvolta in cui il quadro clinico ponga il fondato sospetto di una sovrapposizione batterica, o infine, quando l'infezione batterica è dimostrata da un esame microbiologico». Sì invece all'uso del paracetamolo sia come rimedio antifebbrile che per combattere i dolori muscolari provocati dal virus.

Stop infine all'idrossiclorochina «la cui efficacia non è stata confermata in nessuno degli studi clinici controllati fino ad ora condotti» mentre resta sconsigliata la somministrazione di farmaci tramite aerosol se il positivo vive in casa con altre persone. L'ultima osservazione riguarda i supplementi vitaminici e gli integratori alimentari inclusa la vitamina D, la lattoferrina, e la quercitina per i quali «ad oggi - conclude il ministero della Salute - non esistono evidenze solide e incontrovertibili di efficacia». Assumere vitamine in sostanza non fa male ma può servire a poco - se non a nulla - nella lotta contro il Covid-19. 

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